testi letterari

Tra i clamori discordi
della folla
la passione fioriva
fazzoletti
di colore, stendardi
sui petti delle donne.
Quanti meriggi canori...

dalla "Domenica sportiva" (1935)
di Vittorio Sereni

Don Giunti,
gran
cerimoniere
alla
processione
della
"seconda"
di maggio
a Deccio
di Brancoli
Che ci vòle
a fa' tredici?
racconto inedito
di Giovanna Fumanelli

Deccio di Brancoli (Lucca), sabato 8 maggio 1965

Domani è la "seconda" di maggio, ovvero la seconda domenica di maggio ed è tradizione che qui a Deccio, paesino sui colli a nord di Lucca, si festeggi la Madonna con una processione solenne. Domani è anche la "tredicesima" di ritorno della serie A e Sebastiano ha così pronosticato le partite in schedina.


Bologna - Milan
2
1
X
2
Catania - Torino
X
2
1
1
Foggia Inc. - Cagliari
1
2
X
X
Genoa - Varese
2
X
1
1
Juventus - Roma
X
2
1
2
L. R. Vicenza - Atalanta
1
X
2
X
Lazio – Sampdoria
X
1
2
1
Messina - Mantova
1
2
X
2
Bari - Lecco
X
1
2
X
Verona H. - Palermo
2
X
1
2
Cremonese - Savona
1
2
X
1
Perugia - Ternana
2
1
X
X
Pescara - Chieti
1
X
2
1

 

Otto e non nove sono le partite della A in schedina: manca infatti l'anticipo Inter-Fiorentina che si gioca oggi a San Siro con inizio alle 17.30. Questo per permettere all'Inter di affrontare mercoledì prossimo, a Milano, il Liverpool per il ritorno della semifinale della Coppa dei Campioni. Un impegno difficilissimo visto il risultato dell'andata: 3-1 a favore degli inglesi.

Sebastiano, o meglio, Seba, da tutti soprannominato "che ci vòle", è un tipo un po' particolare, un ottimista che qualsiasi cosa – sostiene – lui può farla.

Un rubinetto che perde? Che ci vòle? Macché chiamare l'idraulico a spende' soldi! Ci pensa lui, no? Lui lo sa come fa'. E va finire che poi l'idraulico devono chiamarlo per il rubinetto, i tubi attigui, l'intero impianto.

Come quella volta che il norcino aveva mandato tutti al diavolo e se n'era andato via dal paese a lavorare giù in fabbrica, a Porcari. Quelli che a Deccio avevano il maiale, a disperarsi perché di norcini lì in giro proprio non ce n'era, e poveri noi che si fa adesso, delle seghe, ecco cosa ci si può fare, il maiale chi ce lo ammazza, tutti disperati, fuorché lui, Sebastiano, che ottimista come sempre, il problema del maiale non se lo poneva affatto.

– Che ci vòle? – andava dicendo. – Si prepara l'acqua calda, un catino di sale, uno di pepe, un po' di polverina lì di nitriti per conserva' la carne, il maiale s'ammazza che gli si spara dietro la testa, il sangue si raccoglie subito per fa' il biroldo, le cosce dietro ci fa i prosciutti, semmai anche con quelle davanti oppure si macinano che il salame ci viene più magro e più bòno, e così le salcicce, sai quante volte l'ho visto fa'! Che ci vòle?

Sebastiano il maiale l'ammazzò. Lì per lì pareva che tutto fosse andato bene. Poi, una settimana dopo, chissà, le dosi fatte male o qualcosa che s'era scordato, dalla cantina dove erano stati appesi i salumi cominciò a scaturire un fetore che mai s'era sentita una cosa del genere in paese, roba da far fatica a starci. Sbaracca in fretta e furia la cantina, quella robaccia neanche i cani si degnarono di mangiarla. Non rimase così che sotterrarla il più lontano possibile dal paese.

– Bella mi' roba – piagnucolava a giornate la cognata di Sebastiano. – Quel maiale lì, come s'era allevato! Ghiande, patate, castagne secche – e giù pianti.

Questo era Sebastiano.

Anche al Totocalcio.

– Che ci vòle a fa' tredici? – ebbe a dire un bel giorno a quei tre quattro del paese che giocavano tutte le settimane da anni e che mai una volta avevano vinto.

– Voi altri bischeri non sapete gioca'. Si fan tre colonne mettendo su una 1, su una X e su una 2 mescolati bene tra loro. Qualcosa c'esce, non ave' paura.

Neanche gli dissero su. L'unica cosa che replicarono fu che tre colonne non si potevano giocare: la giocata era o due o quattro colonne.

– Allora quattro – fece Sebastiano. – Che così è più facile vince'. Fatemi ave' una schedina che vi faccio vede' io.

La sortita, storica come sempre, di Sebastiano – questa volta sul Totocalcio – era stata la sera di giovedì 6 maggio.

E così, due giorni dopo, mentre fervono i preparativi per la festa di domani, ecco Sebastiano suonare alla canonica e consegnare all'indaffaratissimo rettore (uno dei tre quattro habitué del Totocalcio) la sua stramba schedina compilata senza conoscenze calcistiche alternando in qualche modo 1, X e 2.

Perché proprio al rettore, a don Giusti, abbia consegnato la schedina, è presto detto: don Giusti, del gruppetto che gioca sempre al Totocalcio, è l'unico ad avere la macchina e dunque l'unico che al pomeriggio del sabato può andare giù a Lucca a giocare le schedine. La macchina è una Opel Kadett 1000 di un anno poco più, le ruote col bordo bianco attorno al cerchione che danno un senso di grandeur a dispetto delle due portiere. E poi c'è il clacson, elemento di distinzione che su e giù per la tortuosa stradina bianca che collega Deccio al piano, fa un aulico e possente po da macchina grossa anziché il pi della 500. Quel po – per don Giusti che nell'impartire la benedizione a fine messa assume sempre, davanti a quattro gatti, i toni solenni della benedizione papale urbi et orbi, quella che il Papa impartisce solo in occasioni speciali – quel po è per lui un segno di potenza che lo fa sognare. Forse per questo suona a ogni curva e più del dovuto.

È megalomane, sì, don Giusti, ma è un buon uomo e per di più sa stare allo scherzo, come allo scherzo ci sanno stare gli altri due tre suoi "colleghi" del Totocalcio.

Sono le 17.30 di sabato pomeriggio. Le donne più giovani hanno appena finito di addobbare la chiesa e di fare l'infiorata sul piazzale con petali di rose, foglioline di bosso, papaveri, felci, margheritine, fiori gialli di linaria e di ginestra e, giusto per l'aroma, rametti di timo ed erba di San Pietro; le donne, a casa, stanno preparando torte d'erbe, dolci al caffè, torte di cioccolata e noci, arrosti, sformati e, tra una rigirata e l'altra, tra un'aggiunta di rosmarino e una di salvia, fanno la festa alle galline, quelle più a tiro, per aggiungerle al bollito. Gli uomini intanto, messi giù gli arnesi da lavoro, fanno il bagno e si tirano lustri per la sera e l'indomani. Anche don Giusti e i suoi "colleghi": il bagno, la barba, una bella passata di after-shave e brillantina, camicia bianca e pantaloni neri, magari sdruciti e lucidini sotto il culo ma con una piega perfetta che pare tirata col filo a piombo, scarpe nere a punta, giacca scura anche quella, la cravatta quella che c'è (don Giusti si mette invece la veste migliore ) e via giù a Lucca, questa volta tutti e quattro, a giocare la schedina. Qui gatta ci cova.

A ogni curva il po della Kadett 1000 è più pomposo del solito: sono in quattro sopra, tirati a lucido, chissà, chi li vede, chi pensa che siano. Fumano pure, dandosi importanza, e a ogni contrada, quando passano coi finestrini giù, i cuori non proprio infiammano, ma un segno nell'aria lo lasciano, di brillantina, dopobarba e nazionali semplici. Tre contro uno, il prete sofisticatino che fuma le Stop col filtro, inutilmente sfoggia lo zebrato bel pacchetto "juventino": le sue ostentate espirazioni si perdono nel rito collettivo della rude e antica fumata nazionale.

– A Seba ragazzi gliela dobbiamo combina' bella!

– Vigliacca la miseria, che se ne ricordi fin che campa!

– Ragazzi, gli si dice che s'è perso le schedine!

– No, no, bisogna combinargliela bella sul serio – interviene il prete. – Io un'idea ce l'avrei.

E la racconta la sua idea, fumando con indice e medio estesi al massimo, la sigaretta bene in punta, la guida assai distratta ma poco conta, tanto va a passo d'uomo. Le schedine le giocano regolarmente, tutte. Poi, per vari motivi, la festa, il pranzo che si prolunga, e la processione, e la briscola, e una scappatina a casa di uno e una scappatina a casa dell'altro, le schedine non le mollano fino a che non son finite le partite. Ed è qui che devono intervenire. Basta rifare un'altra schedina a quattro colonne imitando la grafia di Sebastiano, su una colonna ovviamente ci deve essere un bel tredici, il tagliandino dell'avvenuta giocata lo si stacca da una delle schedine giocate che non hanno vinto e lo si attacca perbenino su quella fasulla. Il resto si può facilmente immaginare.

Hanno ascoltato estasiati i tre "colleghi". Ora commentano.

– Rettore, lei è un genio!

– Mi par mill'anni che venga domani, che se ne devono vede' di belle!

– Ragazzi, già m'immagino la scena, Seba al settimo cielo che ci dà a tutti del bischero.

A Lucca giocano le schedine, si fanno un giretto, poi se ne tornano su. Il rettore, che è l'unico, a parte la bottega che fa anche bar, ad avere la televisione, giunto a casa si guarda il telegiornale sport delle 19.55. Parlano subito di Inter-Fiorentina che è stata un'autentica goleada, 6-2 per i nerazzurri. Da tifoso viola qual è, don Giusti si rammarica. Ma sa anche che Albertosi, Hamrin, Orlando & company hanno perso contro una squadra macinagoal, contro degli autentici campioni: Sarti, Burnich, Facchetti, Bedin, Guarneri, Picchi, Jair, Mazzola, Peirò, Suarez, Corso. Non ne sbaglia uno don Giusti nell'elencarne tra sé i nomi, tutti dei fuoriclasse, tutti, ci spera, al massimo della forma mercoledì contro il Liverpool, e che la Rai, spera anche questo, faccia la diretta. Don Giusti si prepara una bella cenetta e si gusta, sul primo, il varietà musicale Pick-up con Rita Pavone, Nico Fidenco, Paul Anka, Gianni Morandi, Riccardo Del Turco, Jimmy Fontana e Neil Sedaka. Poi, alle 22.30, sul secondo, si gusta un telefilm della serie che lo manda in visibilio, quella del Dr Kildare interpretato da Richard Chamberlain. I tre "colleghi" invece, un saltino veloce a casa per la cena, poi tutti alla bottega per la briscola. Uno gioca persino in coppia con Sebastiano: mangia di tre, e vai liscio, e "che ci vòle", e falla venire che mi ci faccio... tutte frasi al vento. Altro che alla briscola, lui pensa alla schedina di domani. E infatti perdono miseramente: ma tanto, pensa tra sé, giocando con Sebastiano, avrebbe perso in ogni caso.

Domenica 9 maggio 1965

Tutto bene, festa riuscita, grandi mangiate e bevute, e finalmente, alle 17.45 sul nazionale, in chiusura di Tutto il calcio minuto per minuto, l'attesa lettura dei risultati definitivi delle partite in schedina – comprese le tre della C – e della colonna vincente:

Bologna - Milan
0
2
2
Catania - Torino
1
1
X
Foggia Inc. - Cagliari
1
2
2
Genoa - Varese
0
1
2
Juventus - Roma
1
0
1
L. R. Vicenza - Atalanta
2
2
X
Lazio – Sampdoria
2
0
1
Messina - Mantova
2
0
1
Bari - Lecco
2
3
2
Verona H. - Palermo
0
0
X
Cremonese - Savona
2
1
1
Perugia - Ternana
1
1
X
Pescara - Chieti
2
0
1

Nulla da fare. Massimo sette punti: li ha fatti il rettore. Con solerzia e in fretta viene "rifatta" la schedina di Sebastiano. E giusto in quarta colonna, come per magia, ecco un bel tredici che, dati i quattro 2, si preannuncia piuttosto interessante.

Bologna - Milan
2
1
X
2
Catania - Torino
X
2
1
X
Foggia Inc. - Cagliari
1
2
X
2
Genoa - Varese
1
X
1
2
Juventus - Roma
X
2
1
1
L. R. Vicenza - Atalanta
1
X
2
X
Lazio – Sampdoria
X
1
2
1
Messina - Mantova
1
2
X
1
Bari - Lecco
2
X
1
2
Verona H. - Palermo
2
X
1
X
Cremonese - Savona
1
2
X
1
Perugia - Ternana
2
1
X
X
Pescara - Chieti
1
X
2
1

La schedina viene data a Sebastiano un'oretta dopo, con nonchalance. E la festa e questo e quest'altro, gli dicono, nessuno sa niente dei risultati, che se li controlli lui la sera, quando è in bottega, che alle 22 alla televisione, se lo ricordi, c'è La domenica sportiva.

C'è anche il rettore questa sera in bottega. La sera non ce l'avevano mai visto, se non per qualche telefonata. Invece è lì, niente telefonate da fare o da ricevere, è lì che passeggia tra tavoli dove si gioca a briscola, a tressette o a scopone, e se la fuma con calma, sempre indice e medio estesi, sigaretta in punta che va a toccare le unghie. C'è un certo imbarazzo. Tutti infatti si trattengono dal bestemmiare: non è facile.

Causa il protrarsi dei programmi precedenti, va oltre l'orario previsto, sul primo canale, la settima puntata di Questa sera parla Mark Twain, sceneggiato con Paolo Stoppa e Rina Morelli. Con un quarto d'ora di ritardo, finalmente, alle 22.15, va in onda La domenica sportiva.

Sebastiano molla lì tutto e sotto lo sguardo vigile – senza però darlo a vedere – di chi gli ha combinato lo scherzo, prende i risultati. Controlla la prima colonna, la seconda, la terza... la quarta, no, non è possibile, non ci crede, ricontrolla, sì, oddio, si alza di scatto, vorrebbe urlare, si guarda attorno, gli chiedono che c'è, lui tace, mostra la schedina, si mette a urlare.

– Ho fatto tredici! Ho fatto tredici, che vi dicevo! Bischeri, razza di sciabigotti che non siete altro! Ho fatto tredici, via che si beve tutti!

Per gli alcolici il barretto della bottega ha solo il patentino, dunque, al massimo, marsala e vermut. Ma quasi tutti, la serata è calda, stanno sul vino rosso anche perché Sebastiano fa avviare una forma di pecorino e fa tagliare all'ometto della bottega etti e etti di prosciutto. E giù vino e fette di pane imbottite ben bene, e giù torte avanzate dalla festa, e giù caffè e punch, l'atmosfera si riscalda. Nessuno bada più alla tivù per eventuali notizie sulle vincite dei tredici e dei dodici, ai tavoli non si gioca più a carte, i discorsi tutto un rincorrersi, un rimbalzare di qua e di là, un vociare che ha il fragore di un boato.

L'occasione è buona per tirare fuori vecchie storie.

– Allora, Seba, quella volta che mi facesti salta' i tubi dell'acqua, ti diedi proprio del bischero... Questa volta invece, via, sei stato un fenomeno.

– Oh non lo dicevo io che si poteva vince'? Ora ci crederete, no?

– Ti ricordi, Sebastiano, quella volta che la radio non funzionava che te ci mettesti le mani e mi facesti salta' tre valvole? Via, le radio a ripararle non sai fa', ma al Totocalcio mi sa che i risultati a indovinarli sei un maestro. Si gioca assieme la prossima settimana?

E avanti così. Rinfacciamenti, ovviamente attenuati perché guai irritare Sebastiano, bisogna tenerselo buono, grandi grandi elogi, proposte e promesse, tutti un po' alticci e contenti. Tutti fuorché il rettore e i suoi "colleghi" che cominciano a preoccuparsi per il clamore che la "vincita" sta sollevando.

Dirglielo subito, adesso? Non è il caso: parecchi sono anche alticci, potrebbe essere pericoloso. Decidono di dirglielo domattina presto, prima che sappia dalla radio le quote per i vincitori che a occhio, stando ai quattro 2, devono essere altine. Decidono che addirittura lo tireranno giù dal letto: prima glielo dicono e meglio è.

A scaglioni se ne vanno. Sebastiano se ne va col gruppetto degli ultimi; si regge a mala pena sulle gambe e continua a cantare. Buonanotte, e abbracci e strette di mano, alle 3.50 il paese riacquista il suo familiare silenzio notturno.

Lunedì 10 maggio 1965

Alle 7.30 il rettore e i "colleghi" del Totocalcio riescono a buttare giù dal letto Sebastiano dopo aver faticato non poco a convincere la cognata che la vincita era tutto uno scherzo. A occhio, da come si muove e parla, deve avere bevuto anche lei.

Glielo dicono senza mezzi termini a Sebastiano cosa gli hanno combinato. Lui non s'arrabbia, e con la voce impastata, dopo un interminabile silenzio di alcuni secondi, sbotta a dire:

– Maledetti bischeri, anche lei, mi scusi, signor rettore, me l'avete fatta bella per davvero! Sicché era tutto uno scherzo, accidenti a voi!

E dopo una lunga pausa, l'ennesima, storica, e questa volta persino "filosofica" sentenza di Sebastiano:

– Che ci vòle a fa' uno scherzo così? Vedrete invece io che vi combino a tutti e quattro! Altro che falsifica' la schedina, vedrete, vedrete!

Fu così che Sebastiano – anziché veder mutato il suo soprannome, come poteva accadere benissimo, in "tredici" o, magari, in "schedina" – lo consolidò per sempre come "che ci vòle". E, giochi del destino, di lì a qualche mese, nel corso del campionato 1965-66, Sebastiano (che intanto era diventato amicissimo della "band" del Totocalcio e aveva preso l'abitudine di giocare la schedina tutte le settimane) fece un bel dodici. Non era un tredici, ma era un dodici autentico che gli fruttò quasi 200.000 lire.

Sebastiano, ai quattro amici della schedina, uno scherzo più scherzo di questo non poteva farglielo: lui, che aveva cominciato a giocare per ultimo, fu invece, in spirito quasi evangelico, il primo a vincere. C'est la vie.


Per la cronaca il montepremi di quella seconda domenica di maggio fu di 340.626.880 lire. Ai quattro fortunati tredici andarono 42.578.000 lire e ai centocinquantadue dodici 1.120.400 lire.

Sempre per la cronaca, il primo canale della Rai trasmise in diretta, a partire dalle 21.15, la partita Inter-Liverpool che fu vinta dai nerazzurri per 3-0. Era il 12 maggio 1965. Superati gli inglesi, l'Inter batté poi il Benfica e vinse per la seconda volta la Coppa dei Campioni.

Giovanna Fumanelli, insegnante, è autrice di numerosi racconti ambientati nella Lucchesia degli anni Sessanta. Con questo racconto, dove è palese la sviolinata finale al Totocalcio, ha partecipato nel 1995 – senza ricavarne alcunché – a un concorso, indetto dal Coni, sul racconto sportivo.

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