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| Il crogiuolo del teMPO PERSO racconto inedito di Rebecca Rossi |
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| foto di Andrea Nanetti | |||||
Fin dalla nascita (o dalla presa di coscienza) della civiltà, le donne (come gli uomini) si riuniscono, di tanto in tanto, per discutere i più svariati argomenti. Infatti, anche se Magda si stava dando da fare per preparare delle buone pizze con limpasto acquistato nel Discount più rifornito della città, dove si compra tanto bene, non cera unoccasione particolare per cui quel pomeriggio domenicale avesse invitato a casa sua Umberta e Manuela.
Gli uomini erano altrove.
Non certo per ragioni sessiste, quanto perché il marito di Magda era occupato a procurarsi le carte per la separazione dalla medesima, il marito di Umberta era molto interessato a seguire una partita della sua squadra di basket del cuore al Palazzo dello Sport e il marito di Manuela chissà in quali faccende fosse affaccendato, dal momento che ancora non aveva conosciuto la sua futura moglie.
Comunque, tra una chiacchiera e un condimento, ormai le pizze di Magda erano infornate, le sigarette di Umberta erano state fumate e il lavoro a maglia che Manuela si era portata dietro, si era allungato.
Già, la moda era proprio il suo regno! Sapeva confezionarsi vari e variegati maglioni con precisione e fantasia, benché non a ritmi industriali. Allo stesso modo, Magda avrebbe potuto fare carriera in ambito culinario, soprattutto nel ramo dolciario. Umberta, invece, da adolescente era stata campionessa di ginnastica artistica e aveva perfino vinto cinque medaglie doro, oltre a un sacchettino di premi simili, argentei e bronzei. Ma come stabilisce lironia della sorte, tutte e tre erano poi finite a fare le impiegate in una compagnia di assicurazioni, in cui ricevevano stipendi mensili più soddisfacenti di quanto non fossero i loro noiosi incarichi quotidiani.
Non si lamentavano del posto di lavoro, però. Piuttosto di alcuni compagni: la Fiorenza non si fa mai le fatture sue, la Caterina, invece, le sue, le ricontrolla cento volte; il McKenzy è così volgare e antipatico che nessuno lo vuole e, infatti, sta in un ufficio da solo, al contrario del Bocconi che è troppo buono; Isabella si lava poco, mentre Liliana si concede troppo. Eccetera. Eccetera.
Per loro la carriera non era mai stata al primo posto. Non erano progredite velocemente quanto altre colleghe. Umberta aveva iniziato a lavorare a quattordici anni, un po per caso e un po per interesse e, da allora, non era mai venuta meno ai suoi impegni. Magda aveva cominciato a quarant' anni, per necessità, ma anche per fortuna e, da allora, non aveva più potuto interpretare il suo amato ruolo di madre e matriarca. Manuela, molto più giovane, rappresentava il classico esempio di neodiplomata volenterosa che, grazie a buone intenzioni e capacità, aveva trovato subito un impiego.
Così, in mezzo a un susseguirsi di gite aziendali, chiusure di bilancio e cene sociali, avevano pensato di inserire anche qualche rilassante chiacchiera in privato. Di quelle che non concludono mai niente; che alla fine ti fanno pensare che in tutta quella giornata non hai combinato un granché. Un po come in questo racconto in cui ancora non è successo un bel niente e nemmeno capiterà.
Meglio che restare da soli in casa propria a subire la televisione. In più, mescolando opinioni personali, simpatia reciproca e filtrando lumorismo di cui sono intrise molte situazioni quotidiane, Madga, Umberta e Manuela potevano stillare tante risate e conservarne gli echi nel crogiuolo del tempo perso
in ufficio.