sette poesie
di Gabriella Garofalo
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senza titolo I (03/12/03)
Non temete stelle di levare
a morte e rinascita del grembo:
non fuggite disfreno vibrante
di altri cieli:
presto l'assurdo candore di sua luce
fenderà luna asprigno melograno
silenziando linfa di esistenza
che in me levò lordandomi di rosso
se nega l'anima consenso-
sia grano
inaspettato grano la parola
non levi carne il verbo,
ma compianto.


senza titolo II (16/12/03)
Blu, fredda, assordante
levi luce dal mio grembo
levi luce dal grembo di mia luna-
spettri d'amore, fantasmi al desiderio
a voi scomparsa. Silenziati.
A voi non sia la vita
da luna dal mio grembo -
chiedete al cielo, se vita gli rimane
dopo frecce in silenzio gettate-
mie ossessioni, implacano.


senza titolo III (05/01/04)
Sfiorisca ogni tuo grembo sole che l'anima gettasti
a implacato esilio da luce suo calore
perché gridai nemica tua invasione
assedio di tua vita denegando -
così divenne luna mia luce di esistenza
in gelido chiarore di suoi raggi
nascosta ed al riparo levo
in attesa che ogni luce infine muoia
persino luce tua mia luna
e renda ogni dissenno e bianco getto caldo
al tuo silenzio-
e tutto nel silenzio, ti rendo grazie luce,
tutto nel silenzio sperda.


senza titolo IV (25/01/04)
Arresta, scintilla che l'anima
a ustione a frenesia muove-
resa al silenzio, anima ostile,
e tu guardati, luna, da implacare
tuoi raggi-
sia blu-cobalto unica dimora
ad anima a mia luna
se troppo chiesero, se Parola
in eterno a vita leva, e muore.


senza titolo V (11/03/04)
Giacere con inverno bastardo,
levarsi con la morte-
e ti possieda, luna, soltanto
chiaro di luce storpia e monca,
tuoi azzurri raggi freddi, non meriti altro,
non sei la vera luce perché completa Luce
di tutto è Luce, se anima e mio grembo
la notte solo cercano non più monchi
a Luce di puro infinito ritornare,
con Luce levarsi,
giacere.


a Tommaso
Bastarda folgore di buio-
e di sua luce sperso divorato
silenzia grembo silenziati mia luna
sia resa a impervio assalto di altre stelle
ad improvvisa angoscia di comete:
e tu sbarra tue porte, Padre cielo,
rigetta luna rigettale tuo aiuto
rinnegale ansimante sua preghiera-
sia pure, se infine un altro corpo mi possiede
di neve e azzurro ghiaccio che leva nel suo sguardo
a me sia infine reso quel mio grembo
se neve e ghiaccio accolsero mio grembo
nell’anima ritorni suo respiro,
forse di nuove nascite levando.


senza titolo VI
Né grano cogliere e saziarti
né spighe di esistenza coltivare
se ostile spezza tuo raccolto
quel gelido chiarore
di luna che si nega al desiderio:
perché levi tuo campo in suo possesso,
riarsa terra che luce sua distenebra,
anima, fredda inedia d'inesaudito grembo.



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