romanzaccio rock
di Salman Rushdie

The
ground
beneath
her feet
La vicenda del Grande Autore Perseguitato. L'illuminato parere del Pensatore Politicamente Corretto che associa la più fine cultura occidentale con il pensiero della nativa India, ora per soprammercato personaggio del jet set
È così attento a tenersi lontano dalle telecamere, Michele Serra. Se va in televisione, si immagina, ci sarà di certo un buon motivo. Per questo ricordiamo ancora quando un tot di mesi fa (forse un anno? forse più? è bello perdere di vista il senso dell'attualità che la televisione vorrebbe imporci) ha partecipato a una puntata di Pinocchio, una puntata speciale, dedicata ad incontro con Salman Rushdie. Rushdie sta facendo il solito tour promozionale, perché ha appena pubblicato un romanzone, The ground beneath her feet, ovvero, tradotto da Mondadori, La terra sotto i suoi piedi. Si vede che questo evento merita per Gad Lerner e per Michele Serra la massima attenzione.
Erano lì con atteggiamento deferente ed al contempo pieno d'orgoglio; che onore essere lì, proprio loro due, solo loro due, Lerner e Serra, a discutere di Alti Temi con il Grande Autore. Temi abusati come il ruolo dell'intellettuale, la faticosa vita dell'intellettuale, i dolori dell'intellettuale. Temi vacui come la storia di una o due generazioni, accomunate dall'impegno contro la guerra del Vietnam, dal sogno di un rivoluzione sessuale, e sopratutto dall'ascolto del rock.
Lasciamo perdere tutto il resto, che era in quel dibattito aria fritta, e soffermiamoci sul rock. Non che parlando di rock la qualità delle disquisizioni di Serra, Lerner e Rushdie salisse molto di tono. Ma insomma, questo è il tema del romanzone.
Fosse almeno un tema originale, avremmo qualche merito da riconoscere all'autore. Ma siccome l'originalità e la novità, insomma la freschezza del tema mancano assolutamente, non possiamo fare a meno di dire che si tratta di un pessimo libro. Su questa trita questione del personaggio della scena rock come eroe eponimo di questo pezzo di storia che ci ha visti diventare adulti, Rushdie arriva proprio ultimo. Arrivano ben prima di lui con un buon romanzo, anticipatore, De Lillo (Great Jones Street, 1974), arriva prima Kosinski, arrivano prima perfino De Carlo e Jack Frusciante. E forse, credetemi, il migliore di tutti questi romanzi è un Harold Robbins che non riesco a ritrovare, ce l'avevo in casa e chissà dov'è finito, da questi romanzi che si pretende di classificare di serie B c'è sempre molto da imparare, peccato che li mettiamo negli angoli degli scaffali e si rischia di buttarli via.
E poi, così come il rock ha tutto, o quasi, da imparare dal jazz, si potrebbe sostenere che le pagine narrative scritte sul rock non possono reggere quelle scritte sul jazz. Che qualcuno si vada a rileggere El Perseguidor di Cortázar, per esempio.
The ground beneath her feet, La terra sotto i piedi è inutile, presuntuoso, gratuitamente complicato, lungo solo perché è di moda scrivere ora romanzi lunghi, vuotamente celebrato dalla critica prima della sua uscita, appare per tutto questo un prototipo del romanzo da buttare. Romanzo che non merita neanche un riassunto del tema o un qualche commento.
Ciò che meritano commento sono appunto solo gli apologetici commenti di ipocriti commentatori, che in realtà prescindono dal libro. Chi l'ha letto davvero? A volte scrivere libri lunghi serve anche a questo, a giustificare la non lettura.