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autori da salvare |
Sebbene la sua opera, marcatamente autobiografica, ci presenta solo protagonisti incredibilmente magnanimi e forti, Rolfe (1860-1913) visse in realtà di espedienti; non ultimo la scelta di scomparire dalla scena con il suo nome per riapparirvi con pseudonimi (con il più noto dei quali, Baron Corvo, finirà con l'identificarsi).
Inglese, convertito al cattolicesimo, in gioventù credette fortemente alla propria vocazione al sacerdozio. Tentò in seguito di convincersi delle proprie doti di pittore. Infine si dedicò alla scrittura. Lontano da ogni modello, Rolfe fu sopratutto vittima di se stesso. Vittima di tremende pulsioni autodistruttive, del senso di colpa per le proprie tendenze omosessuali, e di un narcisismo che lo spingeva a un insano atteggiamento di rivalsa e di vendetta nei confronti di chiunque gli era vicino. Cosicché le sue opere, quale che sia l'argomento, hanno un unico doppio tema, che l'autore non riesce a controllare (e anzi: che alla fin fine non vuole controllare): l'esaltazione sfrenata della persona di Rolfe, ed al contempo l'esercizio della massima cattiveria possibile nei confronti di amici e conoscenti dai quali, tutti, si sentiva tradito.
Si capirà come questo atteggiamento non abbia facilitato Rolfe nel raggiungimento della fama, ed anzi abbia condannato la sua opera alla rimozione ed all'oblio, fino a vari anni dopo la sua morte.
Così si puniva Rolfe: cercava il successo, ma faceva al contempo tutto per negarselo, offendendo in modo inverecondo (per via epistolare, ed anche attraverso riconoscibilissimi personaggi dei suoi romanzi) chi avrebbe potuto o voluto aiutarlo. Era un circolo vizioso: perché più si allontanava dalla meta ambita - mantenersi con il lavoro di scrittore -, più doveva ricorrere al sostegno economico di mecenati o agli anticipi di editori, e più sentiva il bisogno di vendicarsi piegando a questo fine la sua forte vena di artista.
La maggior parte della sua produzione è di tipo semi-storico; come lui stesso scrive: "la storia, cioè, come non era stata, ma come sarebbe potuta benissimo essere". Ma in due opere ambientate in epoca contemporanea Rolfe raggiunge, nel bene e nel male, il massimo. In Hadrian the Seventh (1904) per giudicare la Chiesa cattolica, che gli aveva rifiutato il sacerdozio, si fa - né più ne meno - Papa. Un Papa, naturalmente, geniale e riformatore. Nel The Desire and Pursuit of the Whole. A Romance of Modern Venice (scritto per la maggior parte nel 1909, è stato pubblicato a Londra nel 1934) racconta con poesia e felicità descrittiva, ma anche con straordinario livore, i suoi anni veneziani, che furono gli ultimi. Riesce perfino a inventarsi un incredibile riscatto per la sua vicenda umana, che si concluse invece in modo squallido ed anche sordido.