luther
autori da salvare... saccheggiare
ovvero una rivoluzione in corso
blissett
di Massimiliano Di Gioia

Nell'epoca in cui l'immaginario collettivo si è fuso con lo spettacolo e l'informazione, gli “ibridi” non sorprendono più. Si pensi che "Luther Blissett" è, all'origine, il nome di un calciatore del Milan. Ma chi o cosa è Luther Blissett? È un fantasma dei mass-media, conosciuto soprattutto per le sue beffe ai danni della stampa e della tv, il cui mito è stato costruito come quello di una pop star, che tutti possono fare propria. "Luther Blissett" è un nome "multiplo", ovvero un nome che chiunque è invitato ad usare e a diffondere, un'opera aperta, un personaggio collettivo da usare come cavallo di Troia nel mondo della cultura di massa con un programma decisamente sovversivo: una guerriglia culturale. Sì, potrebbe avere qualche eco con la rivoluzione di Mao; sì, potrebbe avere qualche eco con le idee dell’Eco saggista (guerriglia semiologica la sua, tant’è che i mass-media lo accusano di essere il padre del progetto Luther Blissett!). Da anni semiologi, antropologi, studiosi delle sottoculture giovanili e del loro rapporto con le tecnologie si interrogano su quali siano esattamente le caratteristiche di questa sfuggente “comunità aperta” che forse sarebbe meglio definire “un incostante flusso di informazioni palesemente contraddittorie”. I giornalisti coniano strampalate definizioni: “pirati telematici”, “terroristi culturali” e “artisti radicali”. Diciamo la verità, è difficile vederci chiaro, ma quello che emerge è una rivoluzione in corso dai risultati incerti. Una rivoluzione che trasforma il concetto di individuo ed azzera completamente l’identità attraverso il lancio di un nuovo “prodotto”, una merce intangibile, immateriale, un mito di lotta comune a tutte le tribù di rivoltosi: il “multiple name”. Usando le leggende urbane, le strategie pubblicitarie ma dirottando tutto ciò verso la creazione di un personaggio dapprima virtuale e poi sempre più reale, Blissett compie azioni di guerriglia nei confronti della logora cultura del suo tempo. Costruzione di un mito, di una reputazione attorno a L.B., saccheggiando e riadattando un patrimonio antichissimo di miti e archetipi comuni a tutte le società umane, poi rielaborato nell’arte e nella cultura di massa. Trovare alcune figure topiche, risalendovi dal cinema, dal fumetto, dalla letteratura e dalla storia, per poi produrne una sintesi: cioè una reputazione intesa come opera aperta, costantemente rimanipolabile, basata sul maggior numero possibile di “ritocchi”. L’uso dello stesso nome da parte di molte persone è un antico enunciato di dissimulazione e sottrazione, stratagemma di camuffamento usato prima dagli eretici medievali e rinascimentali, poi da società segrete: su tutti Ermete Trismegisto e Christian Rosenkreuz. Il “multiple name” è anche una affermazione di una nuova visione del mondo da cui derivano, per il singolo che merita di adottare il nome, un nuovo stato di coscienza nella comunità degli umani. Questa “transmutazione”, insomma, verificabile nelle opere editoriali di Blissett, Totò, Peppino e la guerra psichica 2.0 e Mind Invaders è veramente qualcosa di più e qualcos’altro della semplice guerriglia mediatica che gli stessi mass-media ci inducono a credere. Anzi come Blissett insegna pensiamo che il conformismo e la compattezza dei media, questi “disinformatori del regime”, non nascono da una particolare capacità strategica di fantomatici gestori del potere mediatico quanto piuttosto dall’estrema ignoranza, malafede, meschinità e grettezza di piccoli uomini e donne che si fingono professionisti dell’informazione e non sanno fare altro che appiattirsi gli uni sugli altri, dando in questo modo l’impressione di essere uno schieramento compatto e potente. La guerriglia mediatica è una pratica, è uno strumento ma per raggiungere un altro scopo. Guardare in questo senso all’Operazione Q (linguaggio quasi brigatistico) fa capire quanto sia Rivoluzionario, più di ogni azione terroristica e violenta tipica degli anni ’70, ricostruire la storia da “multipli” (sic!) punti di vista e creando una reputazione così da far diventare la storia nascosta ai più in una storia reale. Il romanzo Q è una spy story di seicentocinquanta pagine ambientata nel 1500, e va in totale controtendenza rispetto a quanto prodotto dalla narrativa italiana negli ultimi anni. È un salto qualitativo nella conduzione della guerriglia culturale. È un salto dall’esito incerto ma è come guadagnare posizioni nel campo nemico. Intanto tanti L.B. crescono. Già queste righe sono state scritte saccheggiando Blissett. È un modo come un altro di far parte del suo progetto.

homepage

back