
Alessandro
Baricco
Non perdete tempo a leggere le sue pagine vuote. Non sprecate denaro comprando i suoi libri, o le cassette che videoregistrano il Baricco narrante. Non visitate le troppo numerose pagine web a lui dedicate. E per carità tenetevi lontani dalla sua scuola di scrittura.
Baricco sta lì con i suoi ricciolini, intento ad ascoltarsi e a guardarsi al suo specchio. Per lui è più importante la scena televisiva della faticosa scrittura. Scrive, in realtà, per potersi presentare in televisione come scrittore, e non come semplice esibizionista, alla Carlo Massarini.
La sua reale vocazione è quella dell'affabulatore, del moderno narratore orale, ma un narratore che ha bisogno della luce dei riflettori e della mediazione mediatica. Raccontata per strada, o anche presentata dal vivo in un teatro, il gioco di prestigio della sua parola raccontata perde ogni attrattiva, si mostra in tutta la sua miseria di sforzo di volontà di un arrivista, di un contemporaneo Bel-Ami. Il romanzo di Maupassant si conclude quando Bel-Ami giunge al culmine del successo: si ferma lì, perché l'autore non è in grado di raccontare il discendere della china, e cioè il passaggio della mezza età, oltre la quale l'io adulto impara a convivere con l'idea della morte, o per dirla altrimenti quando l'autore si pone il problema del senso della sua opera come opera destinata a sopravvivere dopo la morte. Questo passaggio Maupassant non vuole raccontarlo, perché non può accettarlo: e infatti morirà a quarantatré anni, ricco e famoso, ma consumato dal troppo correre. Eppure Maupassant, scrivendo, riflette autobiograficamente attorno alla propria contraddizione contraddizione tra successo e valore, tra effimero e opera destinata a durare ed è per questo che le sue opere, attualissime, parlano ancora oggi a noi. Baricco ricciolino in jeans non è che un personaggio di Maupassant. Troppa fatica cercare di essere Maupassant. Maupassant viveva sulla scena pubblica. Ma, allevato alla scuola di Flaubert, sudava sulle sue pagine con severa disciplina. Baricco, profeta del facilmente bello, dell'apparentemente bello, si accontenta di essere un personaggio di Maupassant. E per evitare di riflettere sulla dura disciplina della scrittura, prima di avere effettivamente appreso a scrivere fonda una scuola di scrittura. Si insegna spesso per nascondere a noi stessi ciò che non abbiamo appreso.
E Baricco, in realtà, non ha mai appreso a scrivere. Per questo scrive poche parole, poche righe, sempre meno, con avarizia. Sta lì attaccato alle sue operine, pagine smilze eppure piene di spazi per sembrare più corpose.
Si dilunga solo in articoli giornalistici, là dove invece il rispetto del lettore richiederebbe esattezza e chiarezza, in una parola sintesi, là si dilunga sempre narcisisticamente a parlare di sé.
Sempre come se stesse misurando il denaro che ne ricava, quanto lire a battuta non sappiamo, ma sappiamo che uno scrittore così è uno scrittore che scrive per denaro
Baricco sa solo, con fatua leggerezza, narrare oralmente. Solo narrata oralmente la sua affabulazione acquista un qualche senso. Peccato che anche quando narra oralmente si scopra subito il violento contrasto sì, violento, e non basta certo ad ammorbidirlo il tono vellutato della voce del nostro il violento contrasto tra il momento racconta storie altrui ed il momento in cui ahimè passa a storie proprie, storie cresciute nella sua graziosa testolina riccioluta.
«Per questo articolo ho ricevuto numerosissimi insulti,
per lo più anonimi, e poche serie richieste di approfondimento»
Francesco Varanini

Ma c'è anche chi vuole capire (vedi Giuseppe Ferroni ed Elanor),
fa delle considerazioni e delle domande. E Varanini risponde.
Rita Perraudin
Scusi, Lei mi fa un po' pena....!!! Di Baricco si permette di dire tutto... puro veleno! Ma Lei chi è? Penso che abbia un legame diretto con il Padre Eterno... eh? Lei le "storie" non le sa proprio leggere... Forse Le fanno piacere solo i "polpettoni" sapienti... ed allora... Dio mio come siamo differenti! Bravo, però se pubblicherà anche la mia recensione. Lo rilegga anche Lei... Grazie! errepi
Bravo Baricco! di Rita Perraudin
Fortissimo Novecento!!! E superbo questo immaginario sonoro costante fra sciacquio di Oceano e jazz ritmico libero! Sottile la descrizione di Jelly Roll Morton, con i suoi accordi sempre più elaborati, derivati - si sa - dai ritmi dell'America Latina. Le sue mani erano "come farfalle"... ma la sua musica - è vero - non era creazione pura come quella di Novecento. Fortissima l'atmosfera ricreata della Jam Session!!! Superbe le trascrizioni automatiche dirette della tempesta in rime libere surrealiste o la "routine" ripetitiva degli itinerari della nave realizzata con i nomi delle città senza sintassi. Un inno alla libertà spirituale e creativa questo Novecento! Lui, Novecento, "suonava dove voleva lui", in mezzo all'Oceano, e in mezzo all'Oceano sapeva aspettare "che la terra diventasse luci lontane, e ricordo, e speranza". Perché Novecento, l'aveva sentito subito che la vita è "immensa" quando si creano note nuove! Libero istintivamente e, alla fine con riflessione cosciente, Novecento ha "incantato i desideri", tutte le contingenze che distruggono. Le ha sublimate nella sua unica sola bellissima sintetica creazione musicale! Bravo Baricco! Breve, essenziale (e pertanto ricco di grandi immagini visuali e sonore). Nuovo, rotto il ritmo, come rotto deve essere il ritmo di questa vita immensa. Stilisticamente innovatore e ad alto livello questo monologo!
(il voto = i numeri non bastano!)
anonimo
from: <statinstabili@virgilio.it>
to: <francesco@eseresi.it>
sent: Wednesday, October 10, 2001 7:27 PM
sono contento che tu abbia letto baricco, o meglio, in genere, che tu legga... però credo che tu abbia sbagliato l'approccio con la lettura. secondo me dovresti essere meno presuntuoso e iniziare da letture più facili (sai, vero, che il cervello è un muscolo e in quanto tale va costantemente allenato?!), io ti consiglio topolino... o forse anche questo tipo di letture sono ancora un po' troppo complicate per te? non credo ti possa interessare, ma ci tengo a farti sapere che sei stato molto coraggioso a sfidare le ire di tanti LETTORI pubblicando le tue, diciamo, sciocchezze (!) su internet, ma mi dispiace dirti che non è il modo migliore per conoscere gente simpatica... e per farsi dei nuovi amici. cmq stay hard,stay hungry,stay alive
p.s: e ricorda, diffida sempre di chi prima ti dà dei consigli, e poi parla male di te... cornuto!
Patrick
from: <despat@bluewin.ch>
to: <francesco@eseresi.it>
sent: Tuesday, January 08, 2002 11:32 PM
Caro Francesco,
per caso sono giunto sul vostro sito e ho letto la tua opinione su Baricco. Questo genere di discussione mi fa sorridere ogni qualvolta mi capita di incontrarlo e non riesco a non sentirmi in dovere di esprimere la mia opinione. Sorridere perché mi sembra assolutamente privo di senso in questo contesto esprimere in modo tanto diretto e velenoso sentimenti di insofferenza nei confronti di una persona non amata per il suo modo di essere e di agire. Ma forse è proprio lo scopo del vostro sito quello di attaccare senza l'intenzione di costruire una discussione e capire le ragioni della varia fortuna di un autore come Baricco. Sono d'accordo
con chi ti rimprovera di attaccare l'autore senza fornire giustificazioni oltre la tua antipatia per i suoi "ricciolini" e i suoi "blue jeans". Ora, non ho intenzione di difendere Baricco a spada tratta non sarebbe neppure serio ma devo ammettere il mio entusiasmo per romanzi come Oceano mare e Seta (letti da me ingenuamente, all'ombra delle varie discussioni che si tenevano in altre sedi) o del monologo teatrale Novecento. Ma ecco che ci ritroviamo di nuovo nel formulare opinioni personalissime. Mi piace. Non mi piace. È simpatico. È antipatico. Penso sia ora di uscire da questo sistema binario in cui non si riuscirà mai a comunicare in maniera costruttiva. Accettare l'opinione e l'opera altrui, che piaccia o non piaccia (sempre che opinione e opera non arrechino danno o rappresentino una minaccia, beninteso). L'invidia non è fertile, anzi. Tutti sappiamo che il mondo della letteratura (o dell'editoria?) è regno di avvoltoi e che spesso chi vince non è per forza il migliore. Ma in ogni caso una vittoria va accettata e le ragioni seriamente considerate. Solo così, forse, potremo aggiungere il nostro nome alla lista d'attesa per ottenere una copia dell'ultimo romanzo di Varanini già alla sua sesta ristampa...
Cordialmente
Patrick
Marco
Approvo le sue considerazioni su Baricco. Mi ci ritrovo appieno, e ciò che ho sempre cercato di spiegare ai miei amici. Il suo articolo mi aiuterà. Grazie
Marco C.
Silvia, sabato 1 dicembre 2001
Caro Francesco,
non trovo tu sia stato coraggioso, come hanno detto alcuni, a fare una critica negativa a Baricco. Hai solo, secondo me, abbastanza esperienza da distinguere cos'è buono e cosa no in letteratura. Buono è forse Arbasino e buonissimo è sicuramente Carver. Baricco no. Le risposte in sua difesa, sono un po' livide, notato? come quelle dei fans dei Take That se gli tocchi Robbie Williams. Non hanno portato argomenti veri, ma si sono solo piccati a dire "guai a chi ce lo tocca". Non credo sia un caso. Mi riferisco ai ricciolini. Baricco è, insieme a De Carlo (per parlare degli italiani, e precisando che il primissimo De Carlo aveva almeno portato qualcosa di nuovo), lo scrittore per i non lettori. Ma non per i non lettori "dichiarati", peggio: per i "wannabe" della lettura. La lettura è una passione, a volte una mania. Ci sono persone che passano ore in libreria a sfogliare qualsiasi cosa, a cercare, a vedere cosa c'è di nuovo, che vanno a dormire tardi per finire di leggere un libro. Funziona così per tutte le passioni, più o meno. Ma non capisco perché alcune persone si vergognino di non averla, questa passione.
Ce ne sono molte, e quasi tutte si riconoscono perché sono quelle fierissime di leggere Baricco. Con Baricco, la coscienza del lettore "wannabe" è a posto. Insomma, a me piace molto andare al cinema, ma non è una mia passione, e ammetto (anche se con dispiacere) di non saperne tanto. Non mi intendo neanche di numismatica e pure in geografia non sono una bomba. Lettori di Baricco, non abbiate paura, continueranno tutti a volervi bene se ammetterete che in realtà non vi piace tanto leggere.
Ciao Francesco, continuero' a frequentare il tuo sito, Silvia
Silvia 2, domenica 2 dicembre 2001
Ciao Francesco,
ti avevo scritto ieri per la questione Baricco. Per essere il più sintetica possibile ho scritto tutto d'un fiato e ho spedito, senza pensarci troppo. Ma ho dimenticato una cosa secondo me importante. La scuola Holden.
Nella tua risposta citavi Tondelli. Da Tondelli, grazie alle raccolte Under 25, sono nati moltissimi altri scrittori (Culicchia, Ballestra, Demarchi solo per ricordarne alcuni) e sono sicura che Tondelli non ne abbia ricavato molto in termini di denaro.
L'uomo di tutt'altra pasta che è Baricco, che richiede per i suoi corsi una cifra esagerata, cos'ha prodotto? A parte (e, soprattutto, suo malgrado) il libretto "la giovane holding", dalla scuola Holden non è uscito proprio niente. Tondelli, con una piccola casa editrice di Ancona ha messo in piedi una cosa bellissima e straordinaria. Baricco avrebbe certo altri mezzi per realizzare almeno una raccolta di autori da lui formati. Forse sono disinformata, ma non mi risulta abbia fatto qualcosa di simile. O che abbia aiutato l'esordio di qualche suo studente. Se si è davvero interessati a formare nuovi scrittori, si dovrebbe essere interessati che questi scrittori siano anche pubblicati, altrimenti resteranno solo degli scriventi.
A Giuseppe Ferroni, che chiede se sia il caso di giudicare uno scrittore basandosi anche su come sia umanamente, io direi che in alcuni casi conta anche quello. E il confronto Baricco/Tondelli può farci capire in che senso.
Scusa per la postilla, Francesco, e a presto,
Silvia
PS: La Ballestra di Nina, però, non è così male!...
e-mail firmata, 17 marzo 2002
Subject: SCUOLA HOLDEN: Baricco nuocet
Grazie, grazie, ha reso così felice la mia domenica; tutti quei nomi di scrittori che amo tanto e uno solo da buttare. grazie, grazie ancora; non ho nemmeno letto il commento a dir la verità, perché sicuramente dice la verità... e anche perché, a esser maligna, credo difficile che si riesca a parlare del "giovinetto affabulatore", senza provocare il medesimo fastidio che si ha vedendolo, sentendolo, leggendolo. Ma siamo in pericolo, l'avviso: il giovine si è impadronito del marketing e sguinzaglia giovani comunicatrici in giro per ricostruirsi l'immagine.
Persino io ho vacillato. Invece di fustigare come al solito gli amici sognatori "quasi quasi vado alla Holden", ho mormorato titubante "bah, perché no". Eh, ci vuole tanta energia per opporsi allo sfacelo del buon senso.
Quindi, grazie ancora; che dire, forse anch'io per soldi ricostruirei l'immagine di Baricco, ma in definitiva, meglio vendere l'anima al diavolo...