Dopo avere letto l'articolone Il disastro di Bush, lo Zorba americano (LE IDEE) di Timothy Garton Ash su la Repubblica del 15 dicembre 2006, è doveroso esprimere un certo disappunto (o ridere a crepapelle, molto meglio) per quel "Zorba il Bush" su cui l'articolista gioca il suo pezzo. Invece di scegliere tra centinaia o meglio migliaia di personaggi maldestri che la letteratura mondiale di tutti i tempi ci offre, va a scegliersi Zorba il greco, il protagonista del romanzo di Nikos Kazantzakis del 1946. Scelta ridicola perché Zorba nel romanzo come nella successiva trasposizione cinematografica (1964, a firma di Michael Cacoyannis con Anthony Quinn) e ballettistica (1989, coreografia di Lorca Massine, con Vladimir Vasiliev), entrambe con musiche di Theodorakis è un personaggio strapositivo il cui approccio alla vita è di altissima valenza sia umana che filosofica. Non a caso il romanzo è considerato "di formazione" perché apre alla vita, grazie a Zorba che gli spiega quali sono le cose che veramente contano, il giovane e imbranato scrittore inglese che un bel giorno arriva a Creta. L'insuccesso del piano per riaprire la miniera è un aspetto marginale di quello che combina Zorba e rientra nelle cose che contano poco o nulla. L'abbinamento tra Zorba, un "personaggio più grande della vita" e Bush, è davvero infelicissimo.