Un'avventura nel labirinto

di Enrico Pieruccini


L'avventura immobile
di Christian Zucconi e di "Uno qualunque" è il primo libro con cui "le Scuse edizioni", appena nate in quel di Piacenza, si affacciano nell'affollato panorama editoriale nazionale. 208 pagine, 10 euro, stranamente privo di codice ISBN sia numerico che a barre, è un libro che sa farsi apprezzare per certe peculiarità in pieno contrasto con i canoni dell'attuale e disastrato mercato editoriale italiano. Un pregio che subito salta all'occhio è l'aspetto linguistico: pochi gerundi, l'uso limitato del pronome relativo quale che, preceduto da articoli determinati al maschile o al femminile, sta assimilando la pseudonarrativa nazionale agli atti burocratici di comuni e ministeri, e una certa "musicalità" ne rendono piacevole la lettura. C'è inoltre, quanto basta, senza eccessi, un uso qua e là di vocaboli ormai desueti che richiama La passeggiata di Tommaso Landolfi, uno dei Racconti impossibili pubblicati nel 1966. C'imbattiamo cosí in lucore, dolìo, accerito, aliosso, coglia, umettare, scilinguagnolo, callipigia, primiero e apulino, usati tutti con naturalezza, senza ostentazione archeologica, e riportati così alla vita. Bellissimo, a questo proposito, a pagina 97, il finale di un dialogo: «"Era la donna perfetta per me!" dichiara il signor De Modesti carezzandosi energicamente la coglia» che corrisponde, detta chiara e tonda, a una bella scrollata di coglioni. Anche la costruzione narrativa non è male. Molto si rifà, per via di sedicesimi e di lettori che interferiscono con la vicenda, a Se una notte d'inverno un viaggiatore (1979) di Italo Calvino e di conseguenza alla scuola oulipienne a cui Calvino si rifece. Molto si avverte infatti, della prassi narrativa oulipienne, di Raymond Queneau e del suo Icaro involato (1975) il cui protagonista fugge dal manoscritto dell'autore per affrontare il mondo. Come in Queneau, Pan, il protagonista della prima parte dell'Avventura immobile, "esce" dal testo (per la precisione da un vocabolario gettandosi nel vuoto e abbandonando compagni d'avventura come Pamela, Panaccia e Panaio) e quindicenne si butta nella vita. Come poi va a finire ce lo dirà l'autore a spezzoni, non tutto in una volta, mentre condurrà il lettore in un'infinità di altre storie attraverso la seconda parte, la terza e un epilogo. In un gioco di scatole cinesi (Atanasio Donati è l'autore delle vicende di Pan… ma a sua volta esiste un autore delle vicende di Donati), Zucconi si diverte a creare con lucidità un'indeterminatezza narrativa che sarà poi chiarita nelle pagine successive. Un esempio per tutti. A pagina 87, quando Anomé, arrivata a casa, "si sbottona le sei maniche della camicia", il sottoscritto, incapace di non battere ciglio, si è riletto la frase e, nel dubbio, ha pensato a un refuso. Nessun refuso: a pagina 109 ecco le "sue sei onnipotenti braccia" contorcersi in una filosofica (se non teologica) metamorfosi che la rende pidocchio. A motivare la trasformazione, altrimenti inspiegabile, c'è la natura divina e asessuata di Anomé, "padre e madre di tutti", natura che Zucconi preannuncia al lettore declinando Anomé ora al maschile e ora al femminile. Il sospetto di refusi nel leggere "Anomé era stanco e l'idea che mi sono fatto è che s'è voluta prendere una vacanza" è dunque fugato quando viene detto che Anomé è il grande Dio. Non dire subito per dirlo poi: questa la tecnica narrativa di Zucconi che rivela, in due pagine di fonti, decine e decine di "suggestioni e interpolazioni" dai più svariati autori: tra questi, Gadda, Ovidio, Apuleio, Dante, Borges, Shakespeare, Aristotele, Petrarca, Bergson, Flaubert, Gautier, Manzoni, Rabelais, Joyce, Sartre, Puskin e, in campo canoro, Luigi Tenco, Francesco Guccini, Paolo Conte e Fabrizio de André. Il libro, indiscutibilmente "difficile" e complesso per struttura narrativa, quasi un'"avventura nel labirinto", offre anche momenti di quasi goliardia e momenti teogonici, questi ultimi evidenziati sulla quarta di copertina nella convinzione, immaginiamo, che rappresentino il punto forte del libro. Dal punto di vista della prassi narrativa sono invece i primi – dalle flatulenze onomatopeiche in carattere tutto maiuscolo al ballo-sbornia di gruppo all'osteria La mescita a cui partecipano personaggi della mitologia e della storia greca – a fare scorrere la lettura, a renderla particolarmente piacevole. I secondi, per l'indiscutibile difficoltà di trattare questioni teogoniche e annessi, tendono inevitabilmente ad appesantirla per le troppe citazioni e soprattutto per certe elocubrazioni portate all'estremo. Lo scrittore – sentenzia una vecchia massima sulla scrittura – non dovrebbe mostrare tutto quello che sa, ma dovrebbe sapere tutto su cosa mostrare (dunque alcune cose sì e altre no) per rendere la storia il più possibile storia per il lettore. Questa semmai l'unica pecca dell'Avventura immobile che assolutamente vi consigliamo di comprare e di leggere. Ce ne fossero di libri così nello squallido e mafioso panorama nazionale dove c'imbattiamo sempre più spesso in scrittori-millantatori che, ammesso che abbiano storie da raccontare, non hanno l'abilità tecnico-sintattica per raccontarle. Onore dunque a Christian Zucconi che con questa opera prima dà un piccolo importante contributo alla narrativa italiana.
Immaginando che il libro non abbia un'adeguata distribuzione vi rimandiamo al sito www.edizionilescuse.it.



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