Lo
sport
visto
col
cuore


Alè Mané
è il titolo
di un insolito
libro
sullo sport.
Emanuele
Fontana
ne è
l'autore.



di Enrico Pieruccini

Alè Mané è un libro di Emanuele Fontana. È sullo sport, scritto col cuore. Un libro insolito: come quelle rarissime trattorie di campagna coi tavolini di fòrmica, i mobili sguangherati e i servizi fatiscenti dove però l’arrosto prevale sul fumo e puoi trovarci le tagliatelle fatte in casa, i porcini del bosco accanto trovati dai proprietari e il cinghiale vero preso (magari di frodo) nella macchia mediterranea e non importato dalla Cina. Che sia, il libro, sgangherato nel suo hardware lo dimostrano le decine e decine di refusi. Ma non è da farci caso. Sono altre le cose che contano. In primo luogo il fatto che Fontana è juventino: colpa non da poco. Ma se leggi quello che scrive della Juventus, ti è subito simpatico, anche se sei tifoso della Fiorentina, del Torino (Torino, torna in A!!!) o di qualsiasi altra squadra nemica della Juve. Ti è simpatico perché sportivamente scrive che la prima coppa dei Campioni la Juventus la vinse nel 1996 liquidando quello che accadde nel 1985 all’Heysel come la “vergogna di Bruxelles”. Già, se allora l’uomo, memore del mito di Antigone (che seppellisce Polinice, dandogli così dignità, nonostante il divieto dell’usurpatore) avesse annullato la partita e inquadrato per novanta minuti in mondovisione i morti allineati sull’erba del campo da gioco e poi li avesse seppelliti lì trasformando l’Heysel in monumento funebre… forse, chissà… ma è inutile: chi ha lottato per avere potere, l’ha ottenuto e quindi è lui a decidere, non può avere dedicato tempo alla cultura e la sensibilità, se un po’ l’aveva, ovviamente l’ha persa per strada. C’est la vie.
Ma torniamo alla finale del 1996. Fontana te la fa rivivere in un bar che sembra il bar di paese del Ciclone di Pieraccioni. E te la godi. Calcio, birre e batticuore: un classico.
Fontana non parla solo di Juventus con Platini, Paolo Rossi, Schillaci & company. Con racconti e poesie che puoi leggerle con la successione che consiglia lui (o anche con quella che vuoi tu, Rayuela di Cortàzar deve avere folgorato l’autore) sono tanti i personaggi dello sport in cui t’imbatti saltando da un continente all’altro e da un decennio all’altro, e su cui Fontana dice la sua. Maradona: suo il più bel gol della storia del calcio. Per la cronaca è invece di Platini il gol più inspiegabilmente annullato della storia del calcio. Continuando a saltare avanti e indietro, ecco il “figlio del vento” Carl Lewis, il maratoneta vicentino Gelindo Bordin, la giamaicana “regina della pista” Marlene Ottey, Gilles Villeneuve, la bella Paola Pezzo (“tenera e decisa / forte e grande” … “profonda nella sua nudità”), l’indomabile Indurain, il mitico portiere della Stella Rossa Stevan Stojanovic, Alberto Tomba, il pugile Tyson, Cassius Clay, il calciatore brasiliano Garrincha e il centravanti (prima Lazio e poi Napoli) Bruno Giordano. Ma ecco anche Che Guevara che gioca a rugby con lo pseudonimo di Fuser e il pugile Loris Stecca (campione mondiale supergallo per la WBA nel 1984) di cui Fontana è stato pure allievo. Questi i personaggi che hanno un nome e un cognome. Ci sono poi, qua e là, figure senza nome come i centrocampisti di fascia e laterali (Fontana ne approfitta per un elogio al lavoro meno evidente), condizioni come la fatica fisica, il dopo carriera, il complesso rapporto allenatore-atleta, le tensioni del contratto, i luoghi comuni del giornalismo sportivo e altre cose ancora apprese, viste, vissute negli anni dall’autore.
Un’ultima cosa: una poesia (Domenica, pag. 109) che Fontana non può avere scritto, per ragioni anagrafiche, troppi anni fa, attesta come il calcio, i suoi rituali e le sue atmosfere siano rimasti immutati nel tempo. A parte ovviamente gli ultimi disastrati anni che hanno fatto registrare troppo spesso eccessi e follie. Il confronto è con una poesie di Vittorio Sereni, La domenica sportiva del 1935.


Domenica

Scivola via
si sgretola un altro giorno
felicità dimenticata.

Aggrappata a un muro di sasso
coltre morbida di muschio
languido sventolio
di panni in terrazza.

Lontano i rumori dello stadio.


La domenica sportiva

Il verde è sommerso in neroazzurri.
Ma le zebre venute di Piemonte
sormontano riscosse a un hallalì
squillato dietro barriere di folla.
Ne fanno un reame bianconero.
La passione fiorisce fazzoletti
di colore sui petti delle donne.

Giro di meriggio canoro
ti spezza un trillo estremo.
A porte chiuse sei silenzio d’echi
nella pioggia che tutto cancella.


Penso che Fontana non ci dormirà stanotte pensando a come andò a finire quella lontana partita Inter-Juventus in quel di Milano. E più di un lettore non dormirà pensando che cosa mai significhi Alè Mané.

EMANUELE FONTANA, Alè Mané, Edizioni il Foglio, 2004, www.ilfoglioletterario.it


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