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Loredana Galassini intervista Giovanni Arduino

A volte gli scrittori, si celano dietro pseudonimi, dietro maschere che li tengono lontani dal loro pubblico di lettori. Ma la scrittura, qualunque sia l’argomento trattato, trascende e si manifesta, nonostante le necessità del mercato, nonostante, a volte, la volontà stessa dell’autore. Giovanni Arduino è certamente un grande scrittore che, per la sua estrosa,vitalissima e irriverente versatilità, sfugge agli occhi distratti della letteratura ufficiale e alla pelosa personalità dei critici nostrani, restando relegato tra gli autori di nicchia. Ma anche il diamante, quando è grezzo, sembra solo una pietra e solo gli stolti non riescono ad intuirne la luminosa preziosità.


– Autore di parodie, hai appena pubblicato Senza sugo facendo di nuovo il verso ad Alessandro Baricco dopo averlo precedentemente massacrato con Setola. Perché?

Perché certe azioni non possono restare impunite. Devono scatenare una reazione. Seta e Setola, Senza sangue e Senza sugo.

– È una questione personale, Torino è troppo piccola per tutti e due, ti ha rubato la merenda da piccolo? Eppure Baricco è popolare, amato, piacione e buonista.

Mi diverto. Tutto qui. Come una pernacchia all'opera. O una risata liberatoria e spaccaganascia durante la proiezione del Disprezzo di Godard nel corso di un festival sulla nouvelle vague. Tra parentesi, Baricco abita a un tiro di schioppo da me, nel vero senso della parola. Basta non cadere in tentazione.

Seta di Alessandro Baricco è stato tradotto in trentuno lingue. Quante lingue per Setola?

Nemmeno una. Mi rifaccio con Jonathan Snow, altro mio pseudonimo, dimostrando che i buoni, talvolta, hanno la meglio. Cicca cicca 'smile'.

– Manuel Colico Hepatico in Senza sugo raggiunge apici di sgradevolezza addirittura intollerabili. Di te hai detto che credi di "essere tragicamente divertente o solo tragico o forse divertente" e che "odi il 70% degli esseri umani" con cui hai scarsa empatia. Non sarà perché hai avuto la varicella a trentacinque anni?

Accidenti, sai fin troppo, hai fatto bene i compiti. Comunque, no, la varicella non c'entra. Spesso mi piace dare fastidio alla gente, in modo anche stupido, puerile, adolescenziale, tipo film dei fratelli Farrelly o stile John Waters o alla Animal House. Pernacchie, come dicevo, e rutti e... È vero, odio il settanta per cento della popolazione (commento di un amico: "secondo me anche di più"), ma voglio davvero bene al resto. E voler bene non è cosa da poco. Tutto tranne che l'indifferenza.

– Rifiuti i presenzialismi, le presentazioni, i convegni eppure sei uno che riesce a vivere di quello che scrive, anche se "la notte fuori era illeggibile come certi romanzi" e "il futuro è una protesi". Come fai?

Rifiuto il presenzialismo, non la presenza. La parodia di un autore, ad esempio, secondo me non può far presentazioni; lo so che è una regola valida non per molti, ma per me sì. Se vengo invitato a parlare di xyz, in quanto Giovanni Arduino, deve trattarsi di qualcosa che conosco, e bene. Altrimenti è / sarebbe una presa in giro: "ehi, puntatone a tema sul genoma, vieni vieni vieni che ci sono anche Simona Ventura e Tiziano Ferro". Maddai. Non è per spocchia, giurin giuretta, ma se voglio la chiacchiera da bar proprio lì vado. Al bar. Dove c'è tizio che parla – appunto – del genoma ma fa il rappresentante di tappeti pakistani e caio che spiega la spirale di Fibonacci ma intanto mi passa una leggerissima Corona, senza lime, grazie. (Mai trascurare o sottovalutare il bar e la sua gente, ad ogni modo). Riguardo al vivere, scrivo e faccio il consulente per case editrici. Scrivo di tutto, dal pezzo per un gruppo punk finlandese alla favola natalizia. Non me la cavo male, anzi, non per questo, almeno.

– Potresti vivere senza scrivere?

No. Senza pubblicare forse, a patto che mi arrivassero lo stesso i dollaroni.

– Potresti vivere senza i tuoi alias, i tatuaggi, senza la schizofrenia latente e dichiarata, senza la birra, la musica, i fumetti e senza Alessandro Baricco?

Alias: sto tentando di ridurli, ma Jonathan Snow è il più ricco e sta berlusconeggiando per non farsi mettere sotto. Mannaggia. Tatuaggi: per vivere senza di loro, avrei dovuto pensarci prima. Amici per la pelle, ormai. Senza pentimenti. Soprattutto da quando, con le braccia istoriate, sono l'idolo della mia nipotina di tre anni. Schizofrenia: personalita' borderline, prego 'smile'. Birra: ma scheeeeeeeeeerzi? Musica: e perché? Il risveglio senza, che so, i Ramones o Buddy Holly? Che cosa ho fatto di male? I fumetti: fino ai quattordici, quindici anni non ho letto altro. Crisi di astinenza alla sola formulazione della domanda. E poi Andrea Pazienza batte dieci a zero qualsiasi scrittore italiano degli ultimi vent'anni, quindi... Alessandro Baricco: senza, anche oggi. Troverei ben presto, per essere fine e pazienzico, altri culi da spaccare.

– Sei l'Hemingway del trash, il Borges della paccottiglia, grande scrittore e grande lettore. In futuro, chi vorresti essere o quanti vorresti essere?

Hai dimenticato il John Fante della Sabaudia!

– In futuro?

Giovanni Arduino mi basterebbe. Finalmente.


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