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| Rievocando Antonio Gades... un provocatorio interrogativo: l abuso improprio di un autore (è il caso di Garcìa Lorca) può arrivare a delegittimarlo? |
Avrebbe compiuto sessantotto anni il prossimo 14 novembre. Ma il cancro difficilmente perdona. E così Antonio Gades, in assoluto uno dei più grandi danzatori della storia del flamenco, se nè andato. Era nato nel 1936 in un paesino presso Alicante da una famiglia umile. Il padre, volontario per la difesa della Repubblica nella guerra civile spagnola, si trasferì a Madrid portando con sé la famiglia e trovando casa in un povero quartiere di periferia. A undici anni Gades smise di andare a scuola, anche se studiare gli piaceva moltissimo, e cercò lavoro per aiutare la famiglia: dapprima come fattorino nello studio di un fotografo e poi come tipografo linotipista presso il quotidiano ABC. Lincontro con la danza avvenne casualmente, per fame, alletà di quindici anni. Rimasto senza lavoro, su consiglio di una vicina di casa Gades siscrisse alla scuola di flamenco della Palitos perché cera bisogno di danzatori nei locali di Madrid. Neanche tre mesi dopo, mentre si esibiva in un locale fu notato la circostanza è da fiaba da Pilar Lopez che lo prese al volo nella sua compagnia. Con questa compagnia rimase nove anni approfondendo lo studio di tutte le danze popolari spagnole e studiando contemporaneamente danza classica. A quegli stessi anni risale il grande innamoramento per la poesia di García Lorca tramite unedizione clandestina (in Spagna cera il franchismo che non scherzava affatto) del Romancero gitano. Accidenti ai turisti che andavano intanto snaturando lAndalusia, Gades iniziò a ricercare nel binomio flamenco-Garcìa Lorca contenuti antichi e sanguigni di una cultura che si stava sgretolando. Mollata la Lopez, fondò nel 1963 il primo nucleo di quella che sarebbe poi diventata la sua compagnia.
Aveva, Antonio Gades, grinta, carisma, un fascino grandissimo. La coreografa Luciana Novaro, per dirne una, dopo averlo visto danzare, lo chiamò per allestire alla Scala di Milano El amor brujo. Era il 1962. Di quellincontro la Novaro non se ne scordò mai. «Lo invitai commentò qualche anno dopo per interpretare il ruolo dello Spettro e per collaborare con me alla preparazione del corpo di ballo scaligero proprio in virtù di quel suo non concedere nulla al facile effetto e in virtù della sua straordinaria presenza scenica. Lautenticità del suo talento si palesò anche come maestro, capace comera di affascinare con le sue lezioni di tecnica e di stile tutti i ballerini scaligeri».
In Spagna e nel mondo grazie alle tournée della sua compagnia, Gades divenne presto un mito. Soprattutto nel 1978 quando la Spagna del dopo Franco lo innalzò agli onori ufficiali dandogli la direzione di una compagnia nazionale. Poi, nel 1981, comincia il felice connubio col regista Carlos Saura: è di quellanno il capolavoro Bodas de sangre, un autentico cult per gli amanti del cinema e del balletto. Sulla scia di quel successo cinematografico, nellagosto del 1982 la compagnia di Gades è per tre sere al Teatro Romano di Verona con la versione ballettistica (nata prima del film) di Bodas de sangre e con Suite flamenca. Sono i giorni di ferragosto: le donne vanno in estasi per Antonio che fa Leonardo e gli uomini perdono letteralmente la testa per Cristina Hoyos (la sposa). Visti dal vivo Gades e la Hoyos sono anche gli interpreti del film esprimono entrambi una sensualità forse mai vista sul palcoscenico del Teatro Romano. I mazzi di rose rosse che arrivano ai due protagonisti sono decine e decine. E qualcuno, lasciando un patrimonio ai bagarini, si vede lo spettacolo tutte e tre le sere. Due anni dopo, sulla scia del secondo grande successo dellabbinata Saura-Gades (il film Carmen del 1983), Antonio Gades torna per ben sei serate al Teatro Romano: con Carmen dove lui ovviamente è Don Josè e la Hoyos (non Laura Del Sol come nel film) è Carmen. Il successo è grande ma rispetto al film manca qualcosa: manca lantagonismo, che cè nel film, tra la Del Sol e la Hoyos, tra la ballerina emergente e quella sulla via del tramonto. Non è una mancanza da poco.
La terza e ultima volta che Antonio Gades torna a Verona è nel 1996. Sessantenne, piuttosto provato quasi il suo corpo presagisse qualcosa, per quattro sere propone con la sua compagnia il balletto Fuente Ovejuna che ispirandosi a Lope de Vega esalta la classe rurale e la sua capacità di reagire alle violenze del potere. Non più dunque Garcìa Lorca anche lui nel frattempo innalzato, suo malgrado, a feticcio turistico in una commistione di Andalusia&flamenco a vari livelli, da quelli più sofisticati a quelli a buon mercato per il turismo mordi&fuggi. Della Spagna, quella dei suoi ricordi, che ancora Gades andava cercando cera ancora qualcosa in Lope de Vega. E dissattendendo ogni aspettativa Gades ci schioccò, nello spettacolo, accanto a musiche popolari, persino brani colti di Modest Musorgsky e musiche barocche. Limportante era rompere con gli stereotipi, con quei cliches che già lo infastidivano negli anni Sessanta. Ciao Gades. Perdonaci la banalità ma questo mondo non ti apparteneva più. Ti ricorderemo sempre accanto a Carmen Amaya nel film Los Tarantos del 1963 perché quel Gades pieno di fascino lo sei stato per tanti anni, per oltre due decenni. Che sono tanti, da fare la storia del flamenco del Novecento.
altre considerazioni sulla danza sul sito www.mggarofoli.it
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