| Condannato alla lettura | ||||||
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| Sì, è accaduto: un diciassettenne che aveva rubato quattro libri a un antiquario, è stato condannato dal giudice alla lettura del Marcovaldo di Calvino, del Sergente nella neve di Rigoni Stern e di altri due libri a scelta. È accaduto all'Aquila nel 1996. | ||||||
Ecco l'articolo uscito su la Repubblica del 22 giugno 1996, a pagina 17 |
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L'AQUILA Condannato a leggere per avere rubato dei libri. La decisione è del giudice per le udienze preliminari del tribunale dei minorenni dell'Aquila, Federico Eramo, che ha deciso di impartire una lezione a un diciassettenne di Pescara sorpreso a rubare. Per evitare il quasi certo rinvio a giudizio con l'accusa di furto il ragazzo è stato "condannato" a leggere quattro opere di narrativa e a chiedere scusa all'antiquario pescarese al quale aveva sottratto quattro volumi molto rari.
Il giudice, che è figlio di una bibliotecaria, non si è limitato a infliggere la "pena" ma ha indicato anche i titoli di due dei quattro volumi da leggere entro dicembre. Gli altri due saranno scelti a piacere dal condannato. Quelli obbligatori sono Marcovaldo di Italo Calvino e Il sergente nella neve di Mario Rigoni Stern. Il ragazzo dovrà anche dimostrare di aver assimilato adeguatamente il contenuto dei due libri.
Ma perché il giudice ha scelto Calvino e Rigoni Stern? «Sono libri molto diffusi nelle scuole risponde Federico Eramo e costituiscono un ottimo strumento educativo. Ricordo di aver letto Marcovaldo in gioventù e di averlo trovato interessante. Il sergente nella neve, inoltre, è un testo in cui lautore descrive la sofferenza e credo che possa essere dinsegnamento per i giovani. E poi non volevo fargli leggere i volumi che aveva rubato, è roba da studiosi». Al ragazzo sono stati trovati un codice del Regno delle Due Sicilie, una raccolta di poesie di Carlo Maria Maggi, la Oratio a Papa Urbano VIII e un libro di storia del 1769.
Che tipo di insegnamento potrà trarre il giovane dalla lettura di questi libri? «Ho una grande considerazione della lettura in genere puntualizza il magistrato poiché credo che possa lasciare un segno nellanimo di ognuno. Un furto di libri non può essere paragonato al furto di motorini. Il giovanotto si renderà conto che i testi letterari non sono solo merce ma hanno un valore che va al di là di quello commerciale. È questo lo spirito della prova». A questo stesso sistema si ispirava anche Che Guevara che puniva i suoi luogotenenti Pombo e Urbano obbligandoli a leggere i capolavori della letteratura mondiale. E a leggerli bene.
Nel caso del giovane pescarese sarà il giudice stesso a vigilare sullavvenuta lettura: «Verificherò che la lettura sia stata approfondita conclude Eramo altrimenti il ragazzo verrà processato». Il diciassettenne dovrà chiedere scusa al derubato ed evitare cattive compagnie. Per questo sarà tenuto sotto controllo da un assistente sociale.