Elezioni
e letteratura

di Enrico Pieruccini

Se una delle prime cose che vi vengono in mente dei candidati è quanto la maggior parte di loro sono buffi, approssimativi e fanfaroni (del resto difficilmente le persone capaci e intelligenti mollano quello che più amano per la politica), godetevi l'impietoso ritratto che di loro dà Gustave Flaubert in Le Candidat (1874). Sebbene sia una commediaccia, cercatela e leggetevela immaginandovi Tino Buazzelli nel ruolo del protagonista. Fu infatti Buazzelli a interpretare sul finire degli anni 70 questa commedia pochissimo rappresentata.

Ragionando su elezioni e letteratura, una delle prime opere della letteratura italiana che viene in mente è La giornata d'uno scrutatore (1963) di Italo Calvino dove l'autore aggredisce direttamente i problemi della società contemporanea descrivendo la giornata di un intellettuale di sinistra chiamato a fare lo scrutatore in un seggio al Cottolengo di Torino.

Scrive Calvino: «La norma costante del suo ragionamento avrebbe voluto fosse questa, nella politica come in ogni altra cosa: diffidenza tanto dell'entusiasmo, sinonimo di ingenuità, quanto dell'astiosità faziosa, sinonimo d'insicurezza, debolezza».

Interessante anche il racconto Le elezioni (1860) dello slovacco Ján Kalinciak dove vengono descritte le elezioni farsa piene di intrighi che nel 1848 vedevano alle urne, per scegliere i capi delle province, soltanto gli aristocratici. Il racconto, vivace e gustoso, scritto in una lingua piena di proverbi popolare slovacchi, è stato adattato anche per le scene e rappresentato con successo al Teatro Nazionale di Bratislava.


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