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| Un aneddoto e altre cose per ricordare Guido Almansi ciao Guido! |
Alcuni anni fa, erano i primi anni Novanta, al Teatro Romano di Verona mentre parlavamo nell'attesa che cominciasse lo spettacolo, Almansi disse che i critici teatrali non erano tenuti in nessuna considerazione all'interno dei giornali. A questo proposito, col suo stile, raccontò questo aneddoto.
«Una volta, di ritorno da uno spettacolo al festival di Gibellina, ci trovammo in macchina io, Gastone Geron e Odoardo Bertani. La macchina era del festival e ci riaccompagnava in albergo. A una curva un'auto che procedeva in direzione opposta sbandò e per un pelo non facemmo il frontale. Dopo qualche secondo di silenzio, Bertani disse: "Se morivo forse una messa me la facevano dire lì all'Avvenire". Geron, dopo qualche secondo, aggiunse: "Se morivo Indro Montanelli mi avrebbe dedicato sì e no due righe". Io fui costretto a dire: Se morivo il direttore di Panorama avrebbe detto: "Almansi? Chi è Almansi?"»
Tra le infinite specialità ludiche di Almansi, quella di rovesciare le poesie. Ecco la sua versione rovesciata della Vispa Teresa tratta da Maramao (Longanesi, 1989):
Il fiacco Tereso
aveva tra i rovi
strisciando raggiunto
villan vermicel.
E in parte intristito,
lasciandol per morto,
tra sé sussurrava:
«L'ho perso, l'ho perso!»
A lui con imperio
il tronfio parlò:
«Morendo strisciando,
che ben non ti fo?
Tu non mi fai bene
mollandomi il pene.
Deh, stringi! Son io
bastardo di Dio!».
Protervo, impunito,
Tereso sbiancò;
Rinchiuese le zampe
e quel ci restò.