misteriosa firma

B. Traven
in copertina.
di Francesco Varanini
Un incredibile fiorire di ipotesi, un enigma: chi è B, Traven? B. Traven, also called Berick Traven Torsvan. Ben Traven: seudónimo literario de Bernhard Traven Torsvan. Breico o Bruno Traven, también conocido por Traven Torvan. O forse Berick Traven Torsvan, o Benick Traven Torsvan. Avventuriero? Anarchico rivoluzionario, esiliato politico? Tedesco, nordamericano?
Nato forse a Chicago intorno al 1890. O forse nel 1882 a Schwiebus, Germania, ora Swiebodzin, Posnania, Polonia
Forse si chiamava Otto Frege. O Otto Wienecke. Il nome con il quale firma i libri è sicuramente uno pseudonimo. Ed è certo che la persona che si nasconde dietro lo pseudonimo spese una parte importante della sua vita nascondendo le proprie tracce, cambiando identità, nazionalità, lavoro. Unica cosa certa la data della sua morte.
Per qualcuno figlio illegittimo del kaiser Guglielmo II, si può supporre che Traven sia stato prima Ret Marut a sua volta uno pseudonimo.
Marut appare in Germania nel 1907. Si dedica al teatro fino al 1915. Nel 17 fonda la rivista radicale Der Ziegelbrenner: lapproccio anarchico gli vale una certa notorietà nei circoli politici della sinistra. È a Monaco nei brevi giorni della rivoluzione socialista, 1918-1919. Quando il 7 aprile 1919 è proclamata la Repubblica della Baviera, Marut è membro del Consiglio Centrale del Soviet. Caduta in maggio la Repubblica, è condannato a morte. Scompare.
Senza patria, senza documenti, fugge per lEuropa. Forse, marinaio, appare a Rotterdam, Anversa, Marsiglia, Barcellona. E a Londra, dove forse è in carcere nel 1923. Crimine sconosciuto, magari solo il tentativo di entrare clandestinamente nel paese. Dichiara di chiamarsi Traven, di essere americano, e di essere nato a San Francisco. Ben sapendo certo che lì i registri anagrafici erano scomparsi durante il terremoto del 1906.
Accolto come perseguitato politico, appare a Tampico, nel 1924: sono gli anni della dittatura di Porfirio Diaz. Ma forse si stabilisce definitivamente in Messico solo allinizio degli anno 30. Si nasconde, forse, dietro il nome di Hal Croves.
Nel 1925 luomo che firma le sue opere B. Traven spedisce a Vorwart, il giornale dei socialisti tedeschi, un manoscritto. Viene trovato interessante. Viene pubblicato a puntate: è il primo libro di Traven, I raccoglitori di cotone.
Un anno dopo, sempre in Germania, presso la Büchergilde Gutenberg, associazione senza scopo di lucro che vuole diffondere tra gli operai tedeschi labitudine alla lettura, esce La nave morta. Le stesse navi morte, le uniche sulle quali questi apolidi, privi di documenti, possono trovare lavoro, sono anchesse prive di documenti, prive di identità, destinate a sopravvivere nellombra, fino ad un inevitabile naufragio.
Ancora un anno ed esce Il tesoro della Sierra Madre. I due strani romanzi guadagnano presto la fama internazionale. La pubblicazione in inglese tarda fino al 1934, quando The Death Ship: The Story of an American Sailor e The Treasure of the Sierra Madre sono finalmente pubblicati negli Stati Uniti.
Il Treasure attira lattenzione di John Huston. Ma il film vede la luce solo nel 1948. Sarà un bel film: per lAmerican Film Institute al ventunesimo posto tra i più grandi film di tutti i tempi.
Cè Humphrey Bogart, cè Tim Holt, e cè Walter Huston, il padre di John, nella parte del vecchio che ha passato la crisi di mezzetà, raggiungendo la saggezza. E cè anche lo stesso regista, nella parte di quel tipico gringo biancovestito che nonostante tutto non nega lelemosina, per tre volte, al povero Bogart-Dobbs.
Luomo che dichiara di chiamarsi B. Traven è sempre se stesso, con il proprio passato indicibile e indimenticabile, ma è anche già unaltra persona. È anche misteriosamente già calato, dopo così poco tempo, nella cultura messicana.
Le opere, così, perdono via via i connotati avventurosi, esotici. Lalter ego delluomo che si faceva chiamare B. Traven scompare dalla scena del romanzo. Immaginiamo che Traven, luomo che è stato privato del più elementare dei diritti civili il proprio nome si renda conto che gli ultimi, i veri ultimi, sono questi indios: loro, più di ogni altro, non hanno nome, identità, patria.
Pensiamo a La carreta (1931). Non cè nessun uomo bianco tra i protagonisti.
E al mistero dellautore si aggiunge unultima sfaccettatura. Cè Esperanza López Muñoz, o forse Esperanza Lopez y Mateos y Figueroa. E dopo la morte di Esperanza, Rosa Elena Luján come Esperanza segretaria, agente. E poi anche moglie, erede, esecutrice testamentaria. Entrambe partecipano alla scrittura forse sono loro stesse a scrivere. E se invece a scrivere è ancora questuomo, maschio che viene da lontano, in una lingua che non è lo spagnolo, in che lingua sono scritte? Sembra in tedesco, ma allora è lui che traduce in inglese, perché né Esperanza né Rosa Elena conoscono il tedesco. Loro è la traduzione dallinglese allo spagnolo.
Ma cosa conta la lingua. E cosa conta la vita dellautore.
La mia vita personale non deluderebbe i lettori scrive in un testo fatto diffondere dai suoi editori. Ma è affar mio e così la voglio conservare. Così B. Traven costruisce la sua assoluta difesa. Non dice chi è, dice chi non è.
Hal Croves muore a Città del Messico il 25 febbraio 1969. È lui B. Traven? Le sue ceneri sono sparse al vento nella regione del Chiapas.