David H. Lawrence:
la ricerca di un equilibrio
impossibile

di Francesco Varanini

Lawrence fu anche pittore.
A un certo punto pensò addirittura di abbandonare la scrittura per il pennello.
Quasi tutti i suoi quadri (che furono banditi per oscenità) sono studi di nudo.
in alto Leda, a sinistra Il bacio.
Lawrence con la moglie Frieda
von Richtofen che gli fu vicina
nei suoi peregrinaggi per il mondo

Nasce l'11 settembre 1885 a Eastwood, villaggio a circa un miglio dai pozzi di Brinsley, nelle Midlands, cuore dell'Inghilterra mineraria. Il padre è troppo vecchio per godere dei vantaggi del sistema di istruzione obbligatoria istituito nel 1870. La madre è invece è figlia di un ingegnere. Rimpiangerà di essere stata attratta in gioventù dalla prestanza fisica e dalla vitalità dello sposo (che finirà per odiare), e resterà sempre legata al mito di appartenere a una famiglia distinta.
David Herbert inizia presto a lavorare. Ma la morte per polmonite del fratello maggiore e il primo manifestarsi della tubercolosi convincono la madre a tenerlo lontano da lavori faticosi.
Riprende quindi gli studi nel 1903. Frequenta la scuola di addestramento di Ilkestone insieme alla sorella e all'amica Jessie Chambers, determinante nello spingerlo verso l'arte. David Herbert comincia così a scrivere e a dipingere. A ventidue anni partecipa al concorso indetto da un giornale locale: invia un racconto, di stile convenzionale, a nome dell'amica Jessie, e due con il proprio nome. Il pezzo firmato da Jessie vince facilmente il premio – e le modalità di funzionamento del mercato letterario appaiono da subito chiare al giovane Lawrence. Intanto ha iniziato a lavorare al primo romanzo, Il pavone bianco, che uscirà all'inizio del 1911.
Ottiene l'abilitazione all'insegnamento, ma l'aggravarsi della malattia gli impedisce di dedicarvisi. Privo di un posto fisso, deve chiedere alla letteratura di fornirgli di che vivere.
Al Pavone bianco seguono Il trasgressore (1912) e il più maturo Figli e amanti (1913): si tratta ancora di romanzi dedicati ad elaborare la propria adolescenza. E autobiografica sarà, del resto, tutta la successiva produzione.
Si è intanto legato alla moglie del suo insegnante di francese, Frieda von Richtofen, figlia di un barone tedesco.
Con lei viaggia in Germania, in Tirolo e poi sul lago di Garda. Entra in contatto con Katherine Mansfield, Joseph Conrad, Henry James: l'élite letteraria inglese del tempo.
Già sospettato di spionaggio e incarcerato a Metz nel 1913, durante la prima guerra mondiale è accusato di simpatie tedesche, e gli viene ritirato il passaporto.
Tra il '20 e il '25 è sempre in viaggio: ancora in Germania, in Austria in Italia. E poi in India, a Ceylon, in Australia, in Nuova Zelanda, a Tahiti, negli Stati Uniti, in Messico (dove nel 1924 si stabilisce).
Sempre tormentato dalla tubercolosi, torna a viaggiare in Europa: Svizzera, Parigi, Costa Azzurra, Toscana. Ormai ricoverato nel sanatorio di Vence, si rifiuta ancora di ammettere la propria malattia. Muore il 2 marzo del 1930.
Natura tormentata e difficile, la sua scrittura nasce da un profondo bisogno di espressione. Scrive troppo e di tutto: romanzi torrenziali, racconti, poesie, drammi, saggi, articoli giornalistici. Leggendo ci si muove non di rado a fatica, tra ridondanze ed eccessi di descrizione – ma si è poi premiati con pagine lucidissime e poetiche.
Tutta l'esistenza di Lawrence è un tentativo di superare, nel rapporto libero e pieno con altre donne, il legame con la madre. E tutta l'opera è ricerca di un equilibrio forse impossibile tra un fortissimo senso della religione e fortissimi impulsi sessuali. Nella sua vita, prima che nella sua opera, aveva cercato l'utopia di un mondo privo di oppressione, fatto di libertà sessuale e pacifismo, a stretto contatto con la natura. E scriverà sempre contro chi intende chiudere i rapporti sociali in regole, in ruoli.
È per questo, più che per l'esplicito erotismo di qualche pagina, che la sua opera letteraria, e anche la sua pittura, furono oggetto di feroci censure (notissimo il caso dell'Amante di Lady Chatterley, 1928).
Alle sue posizioni teoriche si riconosce oggi un notevole rilievo. Lawrence smonta la costruzione intellettuale che ha imbalsamato la psicologia del profondo, e critica l'immagine freudiana dell'inconscio: astratta, idealizzata, e quindi repressiva. Il vero equilibrio, per lui, sta nell'abbandonarsi al flusso del desiderio, nel creare una libera economia di saperi e di piaceri.


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