Bohumil Hrabal
lo scrittore dei mille mestieri

di Francesco Varanini


Nasce a Brno, in Moravia, nel 1914. Ma la città–simbolo per lui sarà sempre Praga, crocevia di culture, magico centro di quel mondo irripetibile che fu l’Impero austro–ungarico.
Nel 1939 l’arrivo dei tedeschi lo costringe ad interrompere gli studi di legge, ed eccolo allora infilare una sfilza di mestieri che sembra infinita e che forse nessuno potrà mai elencare in modo ordinato ed esaustivo: magazziniere in una cooperativa di consumo, preparatore di malto in una fabbrica di birra, copista in uno studio notarile, manovratore e poi capostazione nelle ferrovie, telegrafista, agente della compagnia di assicurazioni Sostegno della Vecchiaia, commesso viaggiatore di giocattoli, operaio in una acciaieria, imballatore di carta da macero ricavata da libri proibiti dal regime comunista, macchinista e poi comparsa in un teatro, cameriere, e anche gran bevitore e outsider per vocazione.
Le sue prime prove come poeta risalgono agli anni Trenta e non sono particolarmente felici. La sua vena, infatti, è quella del narratore. Narratore non–intellettuale, che racconta storie con la voce di chi si è formato attraverso un mestiere. Romanzi che sono sempre anche autobiografie, pagine che l’autore è andato via via accumulando, scrivendo innanzitutto per sé.
Solo a partire dal 1963 può dedicarsi con una certa tranquillità alla scrittura. Dopo la sconfitta della Primavera di Praga, 1968, le sue opere sono proibite. Nella Cecoslovacchia comunista circolano solo attraverso canali clandestini; eppure è considerato un maestro. Intanto all’estero cresce la sua fama.
Ricoverato per una lieve malattia in un ospedale praghese, muore il 3 febbraio 1997 precipitando da una finestra del quinto piano. Pare si fosse sporto troppo mentre dava da mangiare a dei colombi.


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