Graham Greene,
forse un agente segreto

di Francesco Varanini


Figlio del preside del locale college, nasce il 2 ottobre 1904 a Berkhamsted, nell’Hertfordshire (East of England). Studia a Oxford. È giornalista, critico letterario e cinematografico per il Times fino al 1930, e successivamente per lo Spectator. Quindi – siamo all’epoca della seconda guerra mondiale– funzionario del Foreign Office – e forse in realtà agente segreto. Poi riprende la carriera giornalistica.
Ma intanto, nel 1929, ha esordito come narratore con The Man Within (L’uomo dentro di me). È anche una conseguenza della conversione al cattolicesimo di tre anni prima.
In quanto romanziere raggiunge forse il suo vertice con The Power and the Glory, 1940, e The Heart of the Matter, 1948 (Il nocciolo della questione). Continuerà a scrivere fino alla morte, con una peculiare disponibilità a visitare generi diversi – il romanzo di riflessione filosofica, il romanzo poliziesco, il libro di viaggi, il saggio, la sceneggiatura cinematografica –, e a mescolare tra di loro i generi. Sempre mostrando grande capacità di analisi psicologica e di introspezione, ed una insistita attenzione al male, inteso come presenza ineluttabile nel destino dell’uomo. Sullo sfondo della grande storia – guerre, eventi politici – si snoda sempre una vicenda personale, che contempla il peccato, la caduta, il senso di colpa – ma anche la grazia e la redenzione.
Grande viaggiatore; attento e pietoso conoscitore del Messico, di Cuba e dell’Argentina, così come dell’Indocina; del Congo come dell’Unione Sovietica; pensatore eterodosso, critico nei confronti dell’imperialismo statunitense, amico di leader di diverse tendenze, uno fra tutti Fidel Castro.
Nel 1966 si stabilisce ad Antibes. Muore il 3 aprile 1991 presso l’Hôpital de la Providence, a Vevey, in Svizzera.



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