Nato a Pescara, nel 1910 (morirà nel 1972), figlio tardivo di una coppia logorata dai dissapori, aveva sperimentato la solitudine dell'educazione in collegio e il palliativo di una famiglia adottiva. Soffrirà indicibilmente per l'handicap mentale dell'unica figlia Luisa.
Studia architettura, ma passa presto al giornalismo ed alla critica cinematografica e teatrale: collabora tra laltro a Oggi, Cine Illustrato, Il Mondo, L'Europeo, Il Corriere della Sera.
Nel 1947 Leo Longanesi decide di pubblicare Tempo di uccidere. E scrive: farò il possibile per farlo leggere e recensire favorevolmente dai nostri amici-cretini-critici". Ci riesce: lopera di esordio vince il Premio Strega. Ma il romanzo resterà lunico.
Intanto Flaiano, forse controvoglia, a partire dal 1942, ha preso a scrivere per il cinema.
Firma innumerevoli soggetti e sceneggiature, tra cui La romana, La notte, La decima vittima. Particolarmente intenso e fruttuoso il rapporto con Federico Fellini, iniziato nel '51 con Luci del varietà e durato sino a Giulietta degli spiriti (1965), passando attraverso Lo sceicco bianco, I vitelloni, La strada, Il bidone, Le notti di Cabiria, La dolce vita, Otto e mezzo.
Acuto cronista del costume, amante del paradosso, leggendario inventore di battute, aforismi e calembours, Flaiano fu scrittore fecondo. Senza mai tornare al romanzo, è autore di numerosi volumi (molti usciti postumi) di racconti, pagine di diario, scritti giornalistici, note di viaggio, sceneggiature, battute. Il marziano a Roma è la sua opera esemplare: cè la sua tipica concisione, il gusto per il motto di spirito, la profondità nascosta dietro la leggerezza, cè lhumour acre. E cè lambientazione romana: Flaiano era legato alla città da un rapporto di odio e amore. La storia è raccontata per la prima volta in un articolo apparso su Il Mondo il 2 novembre 1954. Due anni dopo appare nella raccolta Diario notturno. Poi la versione teatrale, alla quale Flaiano teneva particolarmente: fu portata in scena nel 1960 dalla Compagnia del Teatro Popolare Italiano di Vittorio Gassman. La prima ebbe luogo nel novembre al Lirico di Milano. Gassman marziano biondo, con i capelli ossigenati dal parrucchiere della Callas. Fu un clamoroso fiasco. Così come il successivo esordio romano. Troppo calata lopera nel carattere nazionale. Troppo romana per i milanesi. Troppo romana, e irriverente, per gli stessi romani. Flaiano commenterà, lapidario: il più interessante insuccesso degli anni Sessanta