Nasce a New York, nel Bronx, nel 1936, da genitori di origine abruzzese emigrati negli Stati Uniti vent'anni prima. Laureatosi al college cattolico Fordham, DeLillo lavora per qualche anno (siamo agli inizi degli anni sessanta) all'agenzia pubblicitaria Ogilvy & Mather.
Sceglie poi di vivere della letteratura. I suoi romanzi come quelli del misterioso Thomas Pynchon, di cui è amico sono esemplari manifestazioni di gusto iper-realistico: le sottoculture dello sport (End Zone, 1972), del rock (Great Jones Street, 1973), del cinema e della pornografia (Running Dog, 1978), sono esplorate tramite una esasperata attenzione ai gerghi, ai segni minimi, agli oggetti.
Si respira in queste pagine una atmosfera di violenza, di confusione, di complotto; come pare allo stesso DeLillo "un senso del pericolo moderno". Pericolo che può essere descritto solo ricorrendo al linguaggio della scienza.
La società è vista come sistema complesso sull'orlo della catastrofe, disordinato coacervo di merci e tecnologie e 'stili di consumo' vissuti come religioni. DeLillo torna ossessivamente a chidersi: come sta insieme tutto questo? E forse proprio da questo interrogativo nasce il suo interesse per la teoria generale dei sistemi, l'entropia, la dissipazione di energia.
Comunque, anche le apparenti certezze proclamate dagli scenziati, alla pari delle parole gridate dai mass media e dai professionisti della politica, restano, come nel titolo di quello che rimane probabilmente il romanzo migliore, White Noise (1984), un 'rumore bianco'. Un 'rumore di fondo' che forse contiene una qualche verità, e che però è impossibile decifrare. È un romanzo sbilanciato, ineguale, geniale a tratti e altrove tedioso. Ma ha momenti e scene impagabili. La lezione universitaria sulle analogie tra Hitler e Elvis Presley. La catastrofe ecologica, dove gli addetti alla protezione civile trasformano la drammatica realtà in occasione per una esercitazione. J.A.K. Gladney, il protagonista di White Noise, conversa con il figlio quattordicenne, Heinrich. J.A.K. Gladney cerca di smontare le scolastiche certezze di Heinrich, secondo il quale è vero ciò che è stato dimostrato in laboratorio. J.A.K. Gladney non riesce a scalfire le certezze del figlio. Ma resta convinto che alla fine vinca sempre "l'incertezza, il caso, il caos". E che questa sia "l'ora più bella per la scienza".
Poi accade che a DeLillo arride un notevole successo di mercato. E contemporaneamente la qualità dei nuovi romanzi cala. I due eventi sono certo legati da un rapporto di causa-effetto, sul quale non ci interessa indagare. Leggete Rumore bianco e lasciate perdere il resto.
Altre considerazioni su De Lillo sul blog di MANUEL UBERTI