Nasce a Milano il 31 luglio 1851 in una famiglia di nove figli. É educato ai grandi ideali risorgimentali dalla madre Caterina, donna coraggiosa che durante le Cinque Giornate del 1848 aveva combattuto sulle barricate. A nove anni perde il padre, ma riesce ugualmente a studiare, al Liceo Beccaria poi allAccademia Scientifico-Letteraria, dove si laurea in Lettere nel 1874 e dove sarà segretario e poi insegnante di stilistica. Ma terrà la cattedra solo per quattro anni: nel 96 motivi di salute lo costringono ritirarsi.
Fu membro della Commissione incaricata della scelta dei libri di testo per le scuole e della Commissione Civica degli studi, dal 91 al 94 consigliere comunale, dal 95 al 99 consigliere nellAmministrazione degli orfanotrofi e dei luoghi Pii. Curò antologie per la gioventù, e la collana La buona parola per leditore Vallardi.
Il suo tempo fu in gran parte assorbito da impegni pratici, burocratici, da doveri umili ma impegnativi. Non solo per questo la carriera di giornalista e di scrittore si svolse sostanzialmente nellombra. De Marchi coltivava lideale di un narratore che scrive solo perché ha cose da dire. E ammoniva i giovani a non uscire in pubblico ignudi e lordi di inchiostro: la vera letteratura per lui cresce lontano dai salotti e dai circoli. Eppure godette dellammirazione di Verga e De Amicis, e fu un suo romanzo pubblicato su rivista e poi ripudiato, Redivivo (1909, postumo) a fornire a Pirandello la vicenda narrata in Il fu Mattia Pascal.
Il romanzo più significativo, Demetrio Pianelli, è ambientato attorno a1880. Lopera ha una lunga elaborazione: risale nel suo primo nucleo ad una commedia dell81, I poveri di spirito; è pubblicato a puntate con il titolo La bella pigotta ("La bella bambola", soprannome di Beatrice, protagonista femminile, bella di fuori, vuota di dentro); esce in volume nel 1890. Delizioso il suo spirito milanese, che bilancia una certa rigidità della scrittura. Ma la ricerca manzoniana della lingua perfetta non interessa a De Marchi: lui è orgoglioso di una scrittura influenzata dal linguaggio della burocrazia, e naturalmente dal dialetto.
Paolo Mantegazza, scienziato-artista alla moda, opinion leader sulle pagine di quotidiani e riviste, fa ammenda per tutti: nel 1900 scrive allautore di Demetrio Pianelli una lettera privata (che però lanno dopo finirà sul Corriere della Sera). Confessa che solo allora ha letto il romanzo. Conclude enfaticamente: Siete un grande, un grandissimo scrittore.
De Marchi morirà pochi mesi dopo, il 6 febbraio 1901. Alla cattiva salute si era sommato il dolore per la perdita nel 1897 di Cesarina, la figlia quindicenne.
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